“Adesso sento”. Ma perchè bisogna sempre sentire dalla moglie?

Sentita in un caffè` del centro. Due persone che si incontrano. “Ciao, come stai? Che bello che ci siamo rivisti. Cosa fai sabato sera? Venite a cena da noi? Chiamo anche Andrea e sua moglie che avranno un gran piacere di vedervi”. All’invito l’uomo sorride, è contento, ma il suo sguardo si perde per un attimo. Guarda in alto, in basso, insomma nel vuoto e poi, mantenendo il sorriso fa: “Adesso sento poi ti dico…”. In quell'”adesso sento” c’è la chiave della vita dell’uomo dopo i quaranta. Cioè più o meno quando si sposa. Prima del matrimonio l’uomo decideva se accettare un invito. Diceva sì o no. O inventava una scusa se non gli andava. Poi diceva alla fidanzata: “Sabato sera ci ha invitati Tizio e andiamo a cena da lui”. Lei diceva di sì apparentemente entusiasta, ben sapendo che sarebbe durata poco quell’autonomia del partner. Dopo il matrimonio fine della trasmissione. L’uomo non può più decidere. Deve “sentire”. Se non “sente” è morto. Se ha detto di sì senza “sentire” verrà sepolto da quella che comunemente è conosciuta a Bologna come “grande tomella”. In pratica verrà accusato reiteratamente di essere un egoista, di pensare solo a se stesso, di esistere solo lui. Dalle “grandi tomelle” pochi sono tornati salvi. La “tomella” è l’inizio della fine, il fardello, l’estrema unzione del matrimonio (oltre che una grandissima rottura di marroni).

Il potere decisionale della donna, intesa come moglie, dalla prima tomella in avanti, crescerà sempre di più. Alla fine l’uomo sarà costretto ad essere attentissimo a non sbagliare. In qualsiasi momento dovrà “sentire”. Arriva il postino che dice: c’è da firmare? “Adesso sento”. Il figlio adolescente chiede: babbo andiamo al cinema domenica? “Senti da tua madre”.

Il potere della donna di casa, della moglie per intenderci, viene suggellato nella decisionalità per esempio riguardo ai sabati sera. E ai dialoghi delle amiche nei caffettini della mattina si sente spesso la frase: “Sì sì, Alberto non vorrà venire perchè c’è la partita ma vedrai che alla fine viene…eccome se viene. Te organizza pure”. Con lo sguardo deciso. E la strizzata d’occhio. Esiste ad un certo punto la resa incondizionata del marito che praticamente fa una cosa comunissima:  gliela dà su. Nel senso che pur di non sentire discutere sa che la frase che lo terrà al riparo da qualsiasi ritorsione o figuraccia (“soccia Gianni aveva detto di sì poi ha detto che non viene più, si vede che la moglie gli ha messo un fermino…”) è “adesso sento”. La parola magica.

Non esiste un uomo in tutta la città che si prenda la libertà di dire di sì ad un qualsiasi invito. Ma sorge spontaneo il dubbio che tutto questo smisurato egoismo maschile, questo agire come ci fosse solo lui, questo pensare solo a se stesso, così tanto spesso rinfacciato e messo in primo piano, non sia in realtà una magistrale tattica difensiva messa in campo dal meraviglioso e inafferabile universo femminile.

Insomma come dicono a commento sull’argomento-mogli i pensionati della Piazza: “Alla fèn i fan cal caz c’hai pèr a lour…e te…zitttooo!”.

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