Alle poste c’è sempre
un caso “disperato”

fila_posteDi solito si manifesta così: un signore appoggiato con i gomiti al bancone, un po’ curvo, una gamba dritta e una un po’ piegata, ogni tanto scuote la testa. Dietro di lui, una coda di almeno quindici persone che ogni tanto si guardano, girandosi l’uno verso l’altro, con espressione interrogativa e gradatamente sempre più intrisa di angoscia. Quello è il “caso disperato alla posta”. Quando c’è quella scena vuol dire che il caso è in corso. Chissà da quanto. Il caso disperato in posta è abbastanza frequente. Di solito si forma quando uno ha fretta e spera di poter pagare al volo la bolletta che ha in mano. Ma il caso disperato non glielo permetterà. Nello specifico si tratta di una persona che è ferma allo sportello e sta cercando di risolvere un problema relativo al suo conto, o al pagamento di ottocentocinquanta vaglia, oppure, molto spesso non è dato sapere quali siano le cause del suddetto caso. Se uno ha sfiga, ogni volta che va in posta, si trova di fronte, puntualmente il caso disperato. Entri e ti mette in coda, sul momento quello davanti sembra un caso normale, ma passando i minuti, ti accorgi che trattasi di caso che è diventato disperato nel frattempo. L’uomo è immobile allo sportello. Dietro c’è un’impiegata che ha lo sguardo fisso sul terminale come se stesse assistendo alla diretta del crollo del palazzo che è attaccato a casa sua. Ma intanto non succede niente, la situazione è in stallo. Di solito c’è solo un altro sportello aperto dove i clienti si snodano a ritmo lento, ma ciò non serve a smaltire il grumo di vittime. L’inpegata digita qualcosa. Niente. L’uomo allo sportello cambia peso sulla gamba. Sono passati dieci minuti. L’impiegata si alza e va di là. L’uomo cambia ancora peso sulla gamba. Si vede che nella stanza a fianco c’è un consulto con qualche luminare per risolvere il caso. La gente in coda allarga le braccia, ognuno verso il vicino. Sembra lo scmabio del segno di pace a Messa. Un signore anziano con in mano un bollettino Silca fa sottovoce, ma con una tono profondo, un tono che sembra venire dagli abissi: “Soccia, dumaròn!”. Al dumaròn, talmente è profondo, la borsa di una signora con dentro dei cardi ha un fremito. Nel frattempo torna l’impiegata da di là, ma non è sola. Con lei c’è una commissione di tre persone. Vanno tutti e quattro a guardare il terminale. L’uomo allo sportello mantiene una sua fissità e a un certo punto si ha l’impressione sia una sagoma messa lì apposta dal Dio delle code. C’è un momento esatto in cui avviene un fenomeno sincronizzato: tutti e quattro, al di là dello sportello, cominciano a scuotere la testa. Il cliente inizia anche a lui a fare lo stesso movimento e la fila pian piano si allinea, così tutto l’ufficio scuote la testa in una specie di suggestivo Parkinson di gruppo. Passa della gente fuori dall’ufficio, sul marciapiede, vede la scena. tutti vengono condizionati e scuotono la testa anche per strada. Intanto dentro dietro allo sportello cominciano a stampare della roba, escono fogli su fogli. Il signore, sempre come un trampoliere, su una gamba sola, fa quaranta firme. Ci mette ilsuo tempo. Un signore prova a entrare nell’ufficio postale in quel momento, vede la scena e dice: “Eh ban ban ban ban…”, poi fa dietro front e va via. Intanto il caso disperato sembra finalmente risolto. Il tizio inserisce sette o otto volte il bancomat nel pos perché si vede che i pagamenti sono sette o otto appunto. L’impegata gli consegna un pacco di ricevute e occorre uno scatolone per contenerle tutte. Un collega gliene passa uno dal retro. Dietro allo sportello intanto si stringono la mano, sorridono, si danno piccoli colpetti sulle spalle. Sospironi generali e quindi c’è un alitare globale. A questo punto colpo di scena. La fila si accorge che, finito tutto, l’impiegata sta mostrando al signore una speciale promozione delle poste e inizia a spiegargliela. A crollano tutti a terra come birilli di un bowling. Strike! L’operazione di rianimazione del 118, giunto sul posto, si rivelerà lunga e complicata.

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