All’improvviso un uomo, un tramonto e…nient’altro

rsz_tramontoAll’improvviso, ieri pomeriggio, in una strada del centro fra Piazza Minghetti e Piazza Maggiore, l’abbiamo notato subito. Non è stata la visione di uno solo, ma tutti quelli che passavano da lì, hanno la certezza di averlo identificato distintamente. Era in carne ed ossa. Non era un effetto del caldo o di qualche allucinazione estiva. Si sono fermati quasi tutti a guardarlo. Era un uomo all’incirca dai trenta ai quaranta, abbastanza alto, indossava una camiciola e un pantalone leggero chiaro, con le scarpe da tennis. Poteva sembrare una persona normale, un passante qualsiasi, come se ne vedono tanti in centro, al pomeriggio, e invece aveva un qualcosa di clamoroso che ha catalizzato l’attenzione di tutti: quell’uomo non stava guardando nel telefonino. Avete capito bene. Non stava camminando e guardando contemporaneamente nello schermo del suo smart-phone. Anzi non ce l’aveva proprio e camminava con le mani libere. Sembrava tranquillo, il suo viso era sereno, disteso. Guardava avanti. La cosa era eclatante e si può facilmente capire. Tuttilo guardavano, anche se non sta bene fissare una persona che ha un’anomalia, diciamo così un difetto, cioè non è uguale agli altri. Un po’ come si guarda a volte qualcuno che ha una menomazione. Un diversamente abile, per intenderci. Ecco quell’uomo era un diversamente abile. Come poteva essere possibile che un individuo passeggiasse per il centro senza guardare nello schermo del telefono? Da quali pensieri era solcata la sua mente? Cosa gli era saltato in testa all’improvviso di farsi vedere così, in quelle condizioni, da tutti? Forse aveva un problema? Eppure non sembrava dall’espressione del volto. Un guaio? Un’ambascia? Un intrigo inestricabile? Difficile capire. Nessuno ovviamente si è azzardato ad avvicinarsi per chiedergli cos’era successo. Come mai, cioè, non guardasse lo smart-phone, come fanno tutte le persone normali. E soprattutto domandargli se aveva bisogno di aiuto. Due signore dalla criniera aggressiva, eleganti, vestite con l’inconfondibile linea di moda chiamata “Suv”, o anche “Carducci”, si erano bloccate all’angolo della strada e si coprivano la bocca con le mani sgranando gli occhi dalla meraviglia. Chiaro che la situazione in sè, era quasi ai limiti dell’imbarazzo. Qualcuno faceva finta di non fissarlo per non metterlo in difficoltà. A un certo punto il signore si era fermato, e siccome c’era un bel cielo, che volgeva al tramonto, aveva tirato su la testa e lo stava guardando. Capite che la cosa non faceva altro che aumentare la gravità della situazione. A un certo punto, nei piccoli capannelli che si erano subito formati, si udivano voci e commenti. “Facciamo qualcosa!”, “Chiamiamo qualcuno!”. “Sì, ma chi chiamiamo?”. Si è distintamente sentito uno che ha detto: “Proviamo a chiamare la Vodafone”. “No, qua non prende”, ha detto un altro, “Meglio la Wind”. Ma nessuno prendeva una decisione. Anche perché tutti poi comunicavano tra loro tramite Whatsapp, puntualmente chini verso lo schermo del proprio telefonino. Oppure si parlavano così, ma senza guardarsi in faccia. Nessuno aveva avuto il coraggio di staccarsi e di imitare quello che stava facendo quel signore. Certo la questione era un problema serio anche da un punto di vista estetico, nel contesto della Bologna medioevale del centro, e qualcuno aveva suggerito di avvisare la Sopraintendenza ai Beni Culturali, magari per ammonirlo e magari costringerlo ad assumere subito, tramite un intervento d’urgenza, un colore rosso bolognese che fosse consono al paesaggio. Insomma la confusione era notevole. Sono arrivati i vigili, chiamati da qualcuno. Hanno chiesto spiegazione al tipo che pare abbia risposto: “Stavo guardando il tramonto che stasera è bello”. L’hanno portato via subito. In serata è entrato in un centro di recupero dove gli rinsegneranno a guardare nello schermino del suo cellulare. Ma ci vorrà il suo tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *