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Attenzione al tremendo effetto
del bottonatore da virus

E nasce implacabile e imperiosa la figura del bottonaro da coronavirus. Un piccolo contagio nel contagio. Il bottonaro da coronavirus è quello che, in maniera seriale, quando paga il conto a qualsiasi cassa di negozio, posta, banca, centro commerciale, parte con un bottone. Facendo sempre il gesto di uscire. Dietro di lui, per la cronaca, c’è una fila che stanzia lì da una mezzora. Ma non c’è niente da fare. Il bottonaro, che, bisogna anche capirlo, ha voglia di parlare perché sta zitto da due mesi o comunque ha la pulsione di uno sfogo qualunque verso la società, inchioda il commesso o il gestore del luogo in modo scientifico. Ma attenzione: lo stesso gestore (tipo l’edicolante per esempio) diventa lui stesso bottonaro da coronavirus e a bottone risponde con bottone. Risultato: nervosismo a fior di pelle nella coda, con mascherine che si spostano su menti, nasi, colli mentre anche nei clienti in attesa scoppiettano bottonari da coda, improvvisati, comunque disperati. La spesa si risolve quindi in un enorme bottone gasgato e attaccato da esperte mani di sarti della pesantezza. “Allora cosa dice? Quanto andiamo avanti secondo lei? Ce la facciamo? Certo che è una bella sofferenza eh? Chi l’avrebbe mai detto”, sono tutte frasi cardine che il bottonaro usa per far scattare la pezza in uscita dalla cassa. “Ah cosa vuole…”. “Ah non si capisce, lei ha capito qualcosa?”. “Sì, a voglio dire, sono le banche che devono pensare al cittadino, non il governo”. “Sì, ma è inutile che vogliono aprire, non van d’accordo a Roma…”. Tutte frasi sulle quali si impernia la discussione. Ovviamente è uno scuotere di teste (e mascherine) perché non c’è niente che vada bene, è ovvio. Ogni tanto qualcuno caccia là un protocollo, uno smartuorchin, una taskforce, un lockdown, e via. “Che si debba vedere. Vogliono giocare a calcio e i bambini non vanno a scuola…”. “Ha sentito? L’unico ristorante aperto è quello dei parlamentari, a Roma, che il parlamento non si riunisce neanche più, fa tutto Conte”. E le teste scuotono. Una volta dal giornalaio si comportava il giornale in un tempo che andava dai 5 ai 15 secondi. Adesso ogni acquisto di un Carlino costa (agli altri dietro) carissimo, spesso anche tre minuti. C’è una gran voglia di parlare con qualcuno, è comprensibile. Il commento è: “mo soccia che tomella!” 

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