Babbi e morosi disperati
allo shopping delle figlie

zaraCome trichechi spiaggiati, come naufraghi rassegnati, come viaggiatori in attesa di treni in eterno ritardo, stanno sulle panchine, o sui punti di seduta, con lo sguardo o perso nel vuoto, o a seguire rotondità di ragazzine sculettanti. Sono i babbi o i fidanzati delle ragazze che stanno facendo shopping in quei grandi magazzini (tipo Zara, H&M eccetera) dove si ferma la grande risacca del comprare a meno e i cui locali vengono ingolfati, ogni pomeriggio, da un brulichio di pubblico femminile (ma c’è anche un piano maschile, di solito di sopra) anelante di bazze. Seguono supefacenti rivelazioni tipo: “Bella quella giacca, dove l’hai presa?”. “Da Zara, 15 euro”. “Ma no dai!”. Il popolo della bazza sbanda e ondeggia sotto i portici dello shopping brandendo sacchettoni pieni di capi d’abbigliamento che vanno ad ingrossare esausti e ingolfati armadi, in cui è diventata pratica antica e fuori tempo fare il cambio estate-inverno e viceversa. E’ un tutt’uno di stagioni ormai, se è vero che oggi ragazze e ragazzi adolescenti si vestono puntualmente con magliette a maniche corte d’inverno con un freddo boia, e pellicce o stivaloni d’estate con un caldo da bigatti. E sulle panchine delle lunghe e sfibranti attese, stazionano appunto babbi e fidanzati che, dopo pochi minuti, hanno già due marroni ottagonali. Il marrone ottagonale, se non va bene, può venire anche tranquillamente cambiato, come del resto tutta la merce che poi, a casa, ci si accorge essere inadeguata, corta, lunga, piccola eccetera. Le squinzie che volteggiano fra i banchi e gli scaffali grondanti di bazze, sono oggetto ovviamente di sguardi di un certo spessore da parte del popolo delle attese. I babbi vedono cose che loro, umani, non potrebbero immaginare. Rotondità d’altri tempi, curve di invidiabili gioventù, carni tatuaggiate in esposizione, gambe da fischiarci dietro. Una volta, si faceva il fischio, quando passava una bella ragazza. I babbi se lo ricordano ma in quel caso si trattengono, anche perché, oggi, il fischio resterebbe isolato e incompreso dalle giovani cutrettole. I tartarugoni, mentre la figlia volteggia e riempie le mani di acquisti che il tartarugone stesso poi andrà a saldare, sognano lanciando sguardi apparentemente distratti, ma in realtà distratti un bel fico secco, anzi, attentissimi e con obiettivi molto definiti. Si fantasticano lenzuoli che si scoprono, come succedeva un tempo, spalancando alla vista spettacoli che non si vedevano più da millenni. E’ la fantasia dell’”anti-rughe”, nel senso che lì di rughe non c’è ombra (e a casa invece, ne pullula). Pelli lisce sfilano beffarde. Il peccato veniale dello sguardo finisce quando la figlia richiama all’ordine sia il babbo che la sua carta di credito. Il babbo paga ed esce in un contrasto di sentimenti: la marronite per aver aspettato ore lì seduto, e la nostalgia dei panorami da National Geographic appena visti. Diverso è per i ragazzi. I fidanzatini. Le rispettive non vogliono assolutamente essere accompagnati nel loro nel brulicare da api impazzite. E così loro stanno lì ad aspettare. Quell’attesa è molto rischiosa per i rapporti. Si sa di ragazzi che hanno conosciuto al volo uno di quei culetti volanti e abbia ordito subito una liason, con immediata amicizia su Facebook e numero per Whattsapp. Se la ragazza, mentre fa shopping, si accorge dell’intrigo, abbandona le grucce e si fionda a fare da scudo. Si assiste a litigate, a scene di gelosia, anche solo per sguardi intuiti. “Ioooo? Io non guardavo nessuna, ti giuro”, dice lui. E si vedono nasi che si allungano fino al portico di via Indipendenza. Ma spesso succede che le fidanzatine escano da quei negozi con due pantaloni e una camicetta in più e un ragazzo in meno. Si lasciano già lì. Lui va verso il centro, lei dall’altra parte, verso la stazione. E in via Indipendenza c’è un traffico alternato degli amori che fa impressione.

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