Basta il minimo evento e la Notte diventa inesorabilmente Bianca

Le notti bianche” è il titolo di un romanzo giovanile dell’autore russo Fëdor Dostoevskij. Il titolo si riferisce al chiarore crepuscolare che illumina la notte di San Pietroburgo per alcune ore dopo il tramonto del sole, collegato al fenomeno della rifrazione solare nelle latitudini inferiori al circolo polare, fino a circa il 60º parallelo. “Au gnintaaa!”, direbbe il bolognese vero appoggiato al bancone del bar. Ma a parte lo sfoggio di cultura wikipediana (adesso con Wikipedia tutti fanno la figura dei super sboroni  con niente) il problema delle notti bianche sta diventando serio. Lanciato timidamente qualche tempo fa, se uno adesso dovesse seguire tutte le notti bianche che ci sono avrebbe bisogno di tre quintali coca per reggere il ritmo. Sennò si crolla. Sorge il vago sospetto che si dice Notte Bianca così per pompare la cosa, ma che poi verso le undici e mezza-mezzanotte viene un bioccone epocale a tutti, due sbadigli buonanotte, buonanotte e si va via. Appena si organizza una cosa di sera la notte diventa bianca d’incanto, quando una volta invece se uno faceva la notte “in bianco” imprecava verso il firmamento, perché non era mai una bella cosa.

Non si riesce a riorganizzare per ovvi motivi il concertone per ricordare Lucio Dalla? Poco male, gli schiaffiamo una bella Notte Bianca e non se ne parla più. Notte Bianca dell’Università, Notte Bianca dei ricercatori, Notte Bianca di Arte Fiera, è un vortice inarrestabile tanto che l’Associazione delle Notti ha avviato una protesta vibrata dicendo: “Ma ci lasciate stare un po’? Possiamo fare un pisolino ogni tanto o no?”. Insomma la notte è rosa una volta sola, d’estate, quando c’è la notte rosa al mare e tutti stanno in spiaggia fino all’alba, poi diventa bianca per tutti gli eventi che si fanno dalle 8 di sera in poi (cioè in pratica quando si stacca Sirio). E nera quand’è? Il suo fascino in fondo è sempre stato il nero. Comunque le prossime Notti Bianche sono:

1 – La Notte Bianca di Guaraldi per studiare il sistema di salvare il Bologna (tutto intorno un festare di cori di insulti, striscioni, con la musica di Caruso ripetuta tutta notte che anche Morandi alla fine dice “dumaron”.

2 – La Notte Bianca dei Maniaci. Si svolge in San Felice, negozi aperti con i commessi che possono dare una pacchetta nel sedere ai clienti quando escono, in vendita alcuni gadget come mano morte di gomma e per strada gente vestita da identikit che balla fino a tardi.

3 – La Notte Bianca del fioraio della Bolognina perché sua moglie sta per partorire e lui non riesce a prendere sonno (feste sul pianerottolo, porte delle case aperte, concerto dei “Carrozzina boys”, un gruppo di ragazzi vestiti da neonati, ma che suonando si fanno le canne).

4 – La Notte Bianca dei Commercialisti Viventi. Tutti i commercialisti insieme in Piazza Verdi,  vestiti da commercialisti che giocano a racchettoni tirandosi degli acconti Irpef.

5 – La Notte Bianca di Athos Stupazzoni che ha mangiato di pesante e viene giù in strada in pigiama con tutto il quartiere che frigge delle crescentine e dei ciccioli e lui rimette molte volte al grido di “olè” ad ogni conato. Alla fine pioggia di Alka Seltzer per tutti e l’Hera che organizza lavande gastriche di gruppo. Un successone.

 

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