Basta una barba e vi solleverò il mondo

350px-Moscardelli_supermanResta il sospetto che bisogna farsi crescere la barba. Anzi, un barbone. Sì perché così si diventa immediatamente simpatici, dei personaggi, dei miti, dei simboli del web. Un fenomeno pazzesco e anche molto interessante da studiare. Uno può essere la persona più anonima del mondo, lessa, senza guizzi, tra l’altro neanche tanto simpatica e appena si fa crescere la barba lunga ecco che è automaticamente un idolo. Facile no? C’è solo la rottura di marroni di aspettare che cresca e i giochi sono fatti.

Prendiamo l’esempio più classico: Davide Moscardelli, giocatore del Bologna. Oggi è un idolo, un “personaggio”, uno che fa un video mentre dà di testa un pallone in cortile spuntando dalla cuccia del cane e viene elevato al rango dei grandi uomini-cult del momento. Conosco almeno venti persone che sono spuntate dalla cuccia di un cane e hanno dato di testa a una palletta. Ma non avevano la barba. E non li ha cagati nessuno. Youtube è pieno di videini di quel tipo, da tutto il mondo. Oppure persone che hanno fatto un colpo di tacco. Milioni di giocatori hanno dato un colpo di tacco a una palla. Ma non avevano la barba. Senza avere nulla contro Moscardelli che probabilmente è un buon ragazzo, viene da pensare che il mondo è ben strano. Senza quel barbone, diciamolo pure molto chiaramente, Moscardelli sarebbe un tizio normale, un giocatore così così, che qualche golletto l’ha fatto qua e là, che come calciatore rientra nella categoria degli onesti attaccanti, anche abbastanza tristozzi volendo, che segnano poco, che difficilmente ti risolvono una partita o una stagione. Come tanti insomma. Diciamo che in Italia, volendo, ci sarebbero centinaia di Moscardelli senza barba. Con la barba invece tac, d’incanto cambia tutto: uno diventa bravo perfino a giocare a pallone, sul web viene cliccato come un fuoriclasse o un attore famoso, e in più diventa anche simpaticissimo. Idolo assoluto insomma.

Allora: Moscardelli, sinceramente, non ci sembra di una simpatia travolgente. Non è Bruno Pace o Gigi Meroni, o Gil De Ponti che girava con l’oca al guinzaglio, o Bobo Vieri o Vendrame o Eraldo Pecci, tutta gente che se voleva ti faceva e ti fa schiantare dal ridere. Ma siccome Mosca ha il barbone domenica scorsa l’hanno invitato a “Quelli che il calcio”, dove si invitano i “personaggi” a livello nazionale. Lui è andato e ha risposto le cose che avrebbe risposto qualsiasi giocatore di calcio, in quel calcese fatto di frasi fatte, di luoghi comuni, di robe già sentite da millenni. Non un guizzo, un colpo, un lampo di follia. Niente. E sicuramente nessuno può aver detto, vista quell’intervista: “Mo vè che simpatico che è Moscardelli”. Perché è stata un’intervista anonimissima. Una barba, insomma. Dove oggettivamente non c’era nulla di particolarmente simpatico. Nient’altro. Solo sto gran barbone che in effetti è bello e spettacolare, ma che evidentemente oggi, in questa epoca, è sufficiente. Il meccanismo. E’ quello che è affascinante. Non conosco Moscardelli e ripeto che non ho nulla contro di lui, lo trovo assolutamente incolpevole, anzi gli stringo la mano affettuosamente.

I colpevoli siamo noi. E basta. Grandi “cioccatori di piatti” di questa epoca fatta di effetti ottici. E se da domani Morleo si facesse crescere i baffi fino a farli spiovere all’altezza del taschino della camicia vedreste che roba. Ma purtroppo i cross, e questa è la tragica verità, rimarrebbero quelli.

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