Occhio, le serie tv creano pericolose dipendenze

La signora con i cardi che spuntano dalla sporta: “Sì, ma è chiaro che Cristina pensa più alla carriera che all’amore”. La signora con il trolley da spesa scozzese: “A me comunque è molto simpatica la nera pacioccona”. Discorsi captati al mattino nei negozi. Frasi incomprensibili per chi è fuori dal magico mondo delle serie televisive. Sono linguaggi criptici nei quali si inoltrano le donne che (parliamo dell’90 per cento) si sono accaparrate totalmente l’uso di Sky. I mariti e i figli non lo possono più usare, tuttalpiù alla domenica o in qualche sera di Champions per le partite, ma anche in quei casi il decoder lavora ed è là sotto che registra milioni di programmi, anzi, a volte si sente smadonnare perché se ne sta registrando due insieme non si riesce a vedere nient’altro. E la moglie, che intanto sta facendo incetta di puntate di quattro serie, è andata fuori, forse a giocare a burraco. Se ci si azzarda a interrompere una registrazione scoppia un dramma che porta dritto agli avvocati. Perdere una puntata di una serie vuol dire qualcosa che noi non ci possiamo neanche immaginare. Un dramma. Le serie televisive americane non piacciono. E’ riduttivo. Sono una droga, danno dipendenza. Smettere è difficilissimo. Avevano già iniziato Dallas e Beautiful ma quella era roba da ridere. Adesso siamo al disturbo psichico, anche serio. In casa mia per esempio in qualsiasi momento passi davanti al televisore, c’è sempre della gente intubata all’ospedale o che arriva in barella con la testa sfondata e si sente dire continuamente “lo stiamo perdendo”. Si tratta di E.R. Medici in prima linea, o Grey’s Anatomy. La tragedia è fissa sullo schermo perché spesso chi guarda (moglie o figlie) mette in stop e rimane fissa l’immagine di uno intubato che sta morendo (mai di uno che ride). E’ la casa si riempie di allegria. E’ una mania. Poi ci sono i lutti, quando una serie finisce. E ci si chiede come è finita perché alla fine l’intrigo è talmente pazzesco che nessuno ha capito una mazza. La suspance in attesa che riprenda la stagione dopo è altissima. Alla mattina nei negozi e nei bar del dopo accompagnamento a scuola le donne non parlano d’altro. Domande rivolte col volto pieno di ansia e preoccupazione: “Ma Brody dov’è finito secondo te?”. “Ma Saul è sincero o finge?”. L’amica intanto ci pensa molto intensamente e mescola il cappuccino. Si parla di Olivia Pope che quelli di Scandal hanno piazzato a letto col presidente degli Stati Uniti. La fibrillazione è se Olivia disferà o no quella famiglia. Ieri mattina sentivo due donne all’edicola che parlavano con toni di ammirazione per una pediatra lesbo. Non mi capacitavo ma poi è capito che è una protagonista di Grey’s Anatomy, la serie dove sono tutti intubati ma meno che in E.R.
In casa si sentono esplosioni di gioia o dei “Noooo” che provengono dalla sala perché la partecipazione alle puntate è totale. “Ti giuro che il mio cane guarda “The Killing”, te lo giuro, alla sera si mette lì sul divano e ringhia quando vede Sarah Linden”. Insomma siamo a livelli che pian piano si fanno preoccupanti. Anche perché se ti azzardi a dire una parola passando di lì durante la visione di una serie, che sia anche: “E’ crollato un muro della casa”, la risposta sarà un rabbioso: “sssssssssshhh!” con relativo sguardo sbarrato e catatonico sullo schermo.

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