Ce l’ho grande o ce l’ho piccolo

Sorge pian piano un sospetto. Che al Suv corrisponda, per un effetto speculare, la Smart. Il possessore di “machinun” insomma molto spesso è portato ad acquistare anche la Smart per un’esasperazione automobilistica del concetto “Grande-Piccolo”. Nessuno possiede ad esempio un Suv e una macchina media. No. Il motto è: o ce l’ho grande o ce l’ho piccolo. Non esistono mezze misure nel deambulare e zigzagare negli impervi e tempestosi colli bolognesi e nelle difficilissime mulattiere del centro di Bologna. Infatti parlando di entrambe le macchine il possessore dice all’amico: “E’ comoda. Si parcheggia benissimo”. Anche se è un Land Rover Freelander, o uno Stracazmel X Roverocmel. Uno studio sociologico dell’università di Cambridge ha confermato il sospetto con dettagliate statistiche. Il comportamento del guidatore di Suv bolognese (fondamentalmente femminile) è molto simile al comportamento di chi è al volante della Smart. Anche visto dai finestrini il tratto somatico è molto vicino. Un sigaro sul Suv corrisponde a un sigaro sulla Smart. Così come un telefonino incollato all’orecchio. Così come un colbacco (anche se la Smart praticamente è già un colbacco). Il problema è la confusione che si è venuta a creare negli ultimi tempi. Chi è bordo del Suv lo guida come se fosse una Smart. Quindi lo incastra in parcheggi improbabili, lo mette in seconda fila pensando che l’utilitaria lasci libero passaggio agli autobus, zigzaga sui viali sfrecciando a destra e a sinistra come se l’agilità fosse quella della macchina piccola invece del casermone da Camel Trophy. Ciò provoca non pochi problemi nel senso che già molti per esempio hanno tentato veramente di iscriversi al Camel Trophy subendo un secco rifiuto. “Okay, torno col Suv e vediamo”, ha detto piccato un tale. E specularmente chi ha la Smart la guida come un Suv. Quindi la mette di traverso davanti alle Carducci (dove solo i Suv hanno il permesso di stare di traverso), va sui greti dei torrenti e giù per i calanchi di Rastignano ribaltandosi spesso (una Smart che rotola poi, diciamolo, è molto poco decorosa), irrompe nelle stradine del centro storico dove i vecchi pensionati sono costretti a urlare: “Ooooou, cosa crediii? Di avere un Suuuuv?”. Sottolineando il fatto che solo il Suv può permettersi certe arroganze e certe prepotenze per esempio in via de Toschi, o in via Clavature, o in via Fusari. Le altre macchine no. Invece la Smart si crede di essere un Suv e il Suv una Smart. Le macchine di dimensione media sono molto tristi. Sono condannate a guidare in modo normale, senza guizzi, senza colpi di genio. Il bello è quando le due macchine in questione, il Suv e la Smart, restano da sole in garage e si guardano in silenzio. Ma qualcuno sostiene di averne sentite due, in un garage di via Gandino, sussurrare: “Mo socmel, an n’in poss piò!” e le ha viste allontanarsi mano nella mano nella notte. Alla ricerca di qualcuno che sa guidare.

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