Quelle cene di gruppo in pizzeria che fanno impazzire il cameriere

rsz_pizzaSuccede in pizzeria di solito o al ristorante, quando c’è un gruppo di persone che si riuniscono per mangiare tutti assieme, che sia cena dell’ufficio, che sia cena dei reduci delle elementari, che sia cena rimpatriata di quelli che erano in vacanza a Andalo, che sia un gruppo di amici. Intanto l’eccitazione è tale che, appena ci si siede a tavola, tutti parlano contemporaneamente e non si capisce una mazza. Voci che cercano di sovrapporsi, le donne che strillano sulle ugole e si sentono solo loro, uomini che ridono già per niente subito all’inizio. Così, quando arriva il cameriere per le ordinazioni, non viene considerato per niente. Allora prova con un “Scusate…”, ma nessuno fa una piega e tutti continuano a parlarsi sopra come delle comari alla festa del paesello. Allora c’è sempre uno che si accorge del poveretto e comincia a urlare più forte degli altri: “Silenzio! Silenziooo! Dai che ordiniamo”. A questo punto per il cameriere c’è la parete ovest del Cervino da scalare. L’ordinazione è sempre complicatissima perché se al tavolo sono in dodici e in dodici prendono una cosa diversa dall’altra. Salta fuori sempre (ma adesso, fino a qualche anno fa non si sapeva cosa fosse) un vegano o un vegetariano o un celiaco e lì sono altri dolori. Poi si apre il capitolo: “E da bere?”. E lì altro delirio. Poi il camaro riesce nell’impresa e va via con un volume della Treccani in mano anziché con un taccuino perché le ordinazioni riempiono decine di fogli. Il gruppo continua a parlare a voci altissime, qualche ragazza, se c’è una ricorrenza, non sta nella pelle, si alza e fa il passettino da regalo (tipico) per portare il pacchetto al festeggiato, che lo scarta con conseguente boato anche se si tratta di un’insulsa cagatina. Per qualsiasi cosa si fa il boato. Dopo il tempo necessario ecco il cameriere, con in mano tre piatti. Premesso che tutti hanno una fame prestorica e si sono già strafogati fin lì, parlando, di tarallini, streghine, schiacciatine e pane vario. “Di chi è la prosciutto e funghi?”, fa il cameriere, anzi, urla il cameriere. Tutti si guardano, nessuno dice “mia”. Perché il fenomeno è questo. La gente che ordina in queste occasioni si dimentica, nell’eccitazione frenetica dell’evento, di quello che ha ordinato. Lo rimuove proprio. Per cui quello che ha ordinato la prosciutto e funghi sta con lo sguardo fisso in avanti, inebetito, privo di orientamento. Il cameriere pensa di aver sbagliato tavolo e controlla il foglietto. A volte le prosciutto e funghi sono tornate dal pizzaiolo o finite in altri tavoli che in effetti avevano ordinato proprio la prosciutto e funghi, incasinando così tutte le comande della pizzeria. C’è invece un momento magico in cui il lobotomizzato che l’aveva ordinata ha un guizzo, il suo cervello ricomincia a funzionare, alza la mano e dice. “Ah caz! E’ mia!”. Poi il cameriere passa al secondo piatto e fa: “Lo spaghetto alle vongole?”. E ripiomba un silenzio tombale, tutti si guardano. Uno ci prova: “Chi ha lo spaghetto alle vongoleee?”. Niente. Colui o colei che l’ha ordinato se ne ricorderà dopo mezzora, quando il suddetto spaghetto è stato già mangiato da uno in un tavolo che in realtà aveva chiesto i maccheroncini PPP, ma che alla fine ha detto: “Va bè va, van bene lo stesso gli spaghetti alle vongole…”. Insomma la gente ordina poi non sta attenta, e certuni addirittura negano fino alla morte di aver ordinato la prosciutto e funghi. La cosa alla lunga può diventare spinosa, con il cameriere che asserisce di aver sentito quel tizio ordinare quel piatto, intervento del proprietario, polemica eccetera (sempre che non ci sia il salvatore col “va bè, la prendo io”). A volte il contenzioso può essere risolto con le telecamere di servizio che a circuito chiuso hanno ripreso la scena. Così l’ordinatore smemorato è inchiodato. Sì, ci vuole la prova televisiva. Come per i gol dubbi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *