“C’era tutta Bologna l’altra sera” Le feste glamour in città

rsz_feste_bo “Bè non c’eri alle festa l’altra sera? Ma come? C’era tutta Bologna!”. Esatto, c’era tutta Bologna, meno te. Quindi non tutta. Ma è mai possibile che ogni volta a una festa, a una manifestazione o a qualsiasi altra cosa che si vuole descrivere come trionfale, si dice che c’era tutta Bologna? Ma perché? Chi è tutta Bologna? 375 mila persone? Davvero? Ma ci stavano? Non è che erano un po’ fitti? In realtà quella del “tutta Bologna” è una sintesi orrenda del concetto di provincialità, in cui spesso siamo maestri. Basta che uno veda dieci o quindi persone che conosce, più un dirigente di qualche azienda, un assessore, un cantante (uno qualsiasi fra i tanti, anche perché abbiamo solo dei cantanti), un pittore, uno tipo Villalta, e Roversi Monaco e automaticamente “c’era tutta Bologna”. Certo. La Bologna che conosci tu però. Perché se a quella festa o a quell’evento mondano c’era Pedrelli, il fabbro della Bolognina, vedrai che il suo commento, sarebbe stato diverso. E cioè: “Me an cgnuseva inciòn!”, cioè io non conoscevo nessuno. E si sarebbe trovato come un pesce fuor d’acqua o come un fabbro fuori dall’incudine, come volete. Comunque il fatto di esserci, a quelle cose dove c’era “tutta Bologna”, è fondamentale soprattutto per l’autostima e per darsi un tono. Per essere introdotti, privilegiati, fortunati. C’erano tutti e c’ero anch’io. A volte bastano anche meno persone. Tre o quattro, ma di un certo tipo, quindi conosciute, che subito “c’erano tutti”. Di solito viene detto per dare una mazzata al peso sociale dell’altro. Ma te dov’eri te, che c’erano tutti? Allora sei uno sfigato (è il sottotitolo). Insomma si cioccano molto i piatti, secondo nostra caratteristica. Cioè si esagera sempre. Alè boom! Fateci caso ogni volta che c’è una manifestazione che si ripete, tipo il Motor Show o il Cosmoprof, quando si fa il bilancio finale, è sempre “record di presenze”. Sempre. “Motor show: è record”, si legge. Ma siccome è record dal 1976, per contenere tutti gli spettatori dell’ultima edizione, da record, ci vorrebbe una pianura degli Urali, e poi e poi. Vale anche per i concerti o le manifestazioni in Piazza Maggiore. “C’erano 70 mila persone!”. Si tira così a casaccio, sempre. In realtà incontri spesso uno della questura o giù di lì che ti dice che saran stati sì e no 8 mila. Un classico.
Ma tornando al “c’era tutta Bologna”, l’altra frase topica è: “C’era tutta la bologna che conta”. Che conta dove? Che conta cosa? Cosa vuol dire contare? Il mio carrozzaio, per esempio, per me conta molto perché mi mette a posto la macchina incioccata e io non sarei capace di farlo. Quindi deve andare anche lui a quell’evento. Perché è inequivocabilmente uno che in qualche modo conta. Possiamo decidere anche noi se uno conta? Chi è poi che decide chi conta e chi non conta? “Te conti”. “Te invece non conti un cazzo, anche se c’eri. To mò”. Come quelli che elencano fra chi c’era, solo i personaggi in qualche modo conosciuti, come per esempio i ristoratori che dicono: “Ieri sera c’era Taider a mangiare da me”. E chi se ne frega. Capisco se c’era Pelè, o Messi. Con tutto il rispetto per Taider eh. Insomma la gente si divide in quelli che c’erano e in quelli che non c’erano. O in quelli che contano e quelli che non contano un marrone. Ma l’importante è contare. A Bologna molti contano i soldi per esempio. Ogni tanto. Per vedere se sotto al materasso qualche acaro ha fatto un furto. Poi facciamo i finti modesti e in certe discussioni diciamo: “Oh, lascialo dire a me che non conto niente…”. O “Lascialo dire a me che conto come il due di coppe quando briscola è denari”. E’ una finta. Perché qualcun altro dica. “Eh va là. Te conti, altro che!”. E si aprono le ruote del pavone.

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