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Che bella la vita famigliare
agli arresti domiciliari

Che bello stare in casa. Era da tempo che non riassaporavamo il piacere della vita domestica. Costretti dalle nuove norme di sicurezza, ciondoliamo felici fra camere da letto, sale, tinelli, bagni, cantine e mansarde. Che meraviglioso suono è quello dei bimbi che strillano felici senza tregua, strappandosi giochi, capelli, magliette, piangendo e chiedendo aiuto perché “Ale mi ha dato pugno” o “la Fede mi ha morso un orecchio”. Che bello vedere il frigo svuotato di merendine sulle quali contavi e che avevi riempito un quarto d’ora prima (muovendoti come un marine, per non essere visto). Che senso di grande condivisione camminare per casa sentendo la moglie che dice: “Cs’a fèt?”. E tu fai l’errore di dire “Gninta”, sentendoti subito ribattere: “Allora vai giù in cantina a mettere a posto che c’è un casino che non si gira”. Che bella sensazione di avere grandi capacità manuali, quando ti chiedono di aggiustare il rubinetto, sintonizzare Sky, gasare l’acqua, sostituire una tapparella, tirare su un vomitino di Bubi (il cane, che del coronavirus se ne infischia altamente, basta per lui solo riuscire ad aprire il bidone dell’organico). Che strano senso di appartenenza al gruppo il fatto di non poter guardare almeno uno dei due televisori che ci sono in casa perché stanno guardando una serie televisiva e se solo respiri in corridoio, o fai cadere un fazzoletto, ti urlano: “Bastaaa! Che casino che fai, non si può vedere niente!”. Che bello vedere che in casa sono responsabili e ligi alle decisioni al punto che, dovendo andare in garage per gonfiare la bici, ti hanno fatto firmare un’autocertificazione “così, nel caso, siamo in regola Alberto, io sarò anche esagerata, mo fai mò come si deve”. Che bello essere badanti di te, del nonno, dei figli piccoli perché la badante senza mascherina non viene e te non ne hai più. Che adorabile riscoperta dei valori quando schizzano tutti contemporaneamente, perché stare in casa  spesso fa quell’effetto lì. E alla fine che bello essere incaricati di andare al centro commerciale a fare la spesa, munito di lista e pilotato da casa grazie a un cellulare da cui non ti devi mai staccare per non perdere i contatti con la base. Stai attento, sennò fai due giri, o forse tre. Hai preso un vecchio elmetto mimetico che avevi in cantina difenderti nella coda. Sai mai. E quando torni dalla guerra si mangia felici. In attesa del prossimo Tg. Va là che andiamo alla grande. Io sto in casa. Ed è bello. A me il vairus non mi frega mica vè!

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