Che mi importa dell’influenza, io ce l’ho in piedi

“Il fatto è che se senti due o tre persone, fra le tue conoscenze, che hanno l’influenza dopo scatta automatico il: “Mezza città è a letto”. Oppure il: “Ah, è in giro”. Ma può capitare che nessuna delle dieci persone che incontri ha la febbre e allora: “Oh, quest’anno l’influenza ci ha lasciato stare eh”. Insomma tutto è relativo. Adesso c’è una nuova forma di malanno che va per la maggiore e che entra prepotentemente nel dialogo quotidiano, in ufficio, in autobus, o nei negozi della spesa. E’ l’”influenza in piedi”, uno strano tipo di influenza in cui la posizione orizzontale non è prevista ma soltanto quella verticale. La sua durata è indefinita, infatti si sente gente che dice: “Ecco, c’è quest’influenza che è da più di un mese che non mi si scrolla di dosso”. Poi elencano non i sintomi, ma i non sintomi. E cioè: “E’ un’influenza senza febbre, senza mal di testa, senza mal di gola, senza mal di stomaco, senza mal di gambe, senza raffreddore, insomma – e concludono – è la classica influenza in piedi, ma me la sento, son tre giorni che non ho appetito”. Bè allora perché stai male se non hai niente? Il sintomo è che non hai fame? Basta quello e hai capito tutto? Mistero. L’influenza senza febbre è difficilissima da curare. Anche perché di solito il primo rimedio è la Tachipirina che abbassa la febbre e quindi se non ce l’hai e la prendi, la febbre ti va a 31 e svieni. Il che non è mai bellissimo. I dottori brancolano nel buio. L’influenza in piedi è un fenomeno di particolare interesse perché tu puoi incrociare anche cinquanta persone per strada che possono avere l’influenza in piedi, per il semplice fatto che sono in piedi, e tu non te ne accorgi. E teoricamente te la possono attaccare.
Di pari passo a questo nuovo tipo di influenza ci sono anche quelli che la beccano di brutto e si sdraiano subito. Ultimamente va molto il focolaio. “Avevo un focolaio…”. “Ho un focolaio…”. E allora scattano febbroni da undici e tre (modo di dire, perché in realtà sarebbe da trentanove e mezzo). Il focolaio non è una cosa propriamente in piedi. Uno deve stare in casa, a letto, ma se, per esempio, deve alzarsi a far la pipì o a bere un bicchier d’acqua può farlo, e in quei momenti, ma solo in quelli, diventa un focolaio in piedi. Il motivo, la causa dei tremendi focolai (che sono in giro, sottolineiamo, non si pensi che siano solo in giro le influenze in piedi) sembrava misterioso ma dopo un’approfondita ricerca la verità è venuta a galla. Nelle case, in molte case, la gente tiene i termosifoni o a 17 gradi perché han sentito dire che col freddo si dorme meglio e la signora Ghedini ha detto che il metabolismo migliora, o a 25 gradi che si gira in canotta e bermuda perché “a me piace il caldo, io voglio star calda, ho sempre un gran freddo e in casa tengo così” (è una delle ragioni per le quali le donne quando salgono in macchina la prima cosa che fanno, soprattutto quando guida il marito, smanettano subito la manopola del riscaldamento). Risultato: a 17 gradi vive meglio solo il nonno che si iberna e dura di più, mentre gli altri beccano il famigerato focolaio (“soccia in cà mi aiè un fradd!- dice di solito il marito), mentre chi ha 25 gradi quando esce, ha uno sbalzo di temperatura che anche se gira con un igloo addosso e otto maglie di lana, il giorno dopo ha 40 (“soccia in cà mi, aiè un cheld mo un cheld”). Il problema delle temperature è irrisolvibile. Fino al primo articolo su qualche settimanale che la moglie leggerà dove ci sarà scritto che in casa bisogna tenere 20 gradi. Intanto sento qualche brividino. Ma sono in piedi.

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