Chi ha inventato le confezioni inapribili non sta bene e va curato

Chi sono? Chi sono quegli uomini che un giorno hanno deciso che certi oggetti da comprare, dovevano essere imballati in quel modo? Chi sono quelli che nell’ombra osservano i comuni mortali impazzire, imprecare, tagliarsi, distruggersi le mani, inferocirsi davanti a cose che sono assolutamente inaccessibili? Qual è il disegno sadico che c’è alle spalle?

Esistono delle cose ben precise che tu compri e non puoi usare. Perchè sono state ermeticamente chiuse in micidiali termosaldati blister di plastica, fatti apposta per creare terrificanti drammi famigliari. Esempio. Qualcuno manda il nonno a comprare un nuovo rasoio che poi servirà ai due nipoti e al babbo dei due nipoti, che sarebbe poi suo figlio. Il nonno torna e in solitudine tenta di aprirlo. Impossibile. Lo guarda e lo riguarda, lo rigirà, ma quando scopre che è inviolabile chiama il nipote 1. Il nipote 1 dice: “Dai nonno, sei suonato, è facilissimo”. Il suo sorriso di scherno verso il nonno dopo trenta secondi si è tramutato in un ghigno. Si è già tagliato due volte un dito, ha già smoccolato i santi del mese e adesso il sorriso ce l’ha il nonno che dice l’inevitabile: “A san mè al piò immbezèl?”. Arriva la nuora con l’acqua ossigenata per disinfettare le ferite del figlio poi fa: “Date ben qua, invorniti”. E attacca la confezione. Un minuto dopo l’acqua ossigenata è finuta perchè si è tagliata anche lei sul dorso della mano. La casa ormai è un lago di sangue. Il nonno tenta di chiamare il 118, ma sbaglia numero ed entra in una postazione Sky che è in Albania dove gli chiedono di premere 1, poi 2, poi 3, poi cancelletto, e al cancelletto va fuori in giardino per vedere se col cancelletto che dà sull’orto succede qualcosa. E lui è perso. A questo punto entra in scena il babbo che irrompe e fa: “Date qua”. Prende la confezione del rasoio che è già devastata, ma ancora assolutamente inviolabile. Il rasoio all’interno sembra sorrida beffardo. Il babbo parte da un “E’ mai posssibile” e passa quasi subito a raffigurazioni molto più volgari”. La tensione in casa è alle stelle. Vengono usate forbici, cacciaviti, forchette, pinze. Niente. Intanto la confezione del rasoio, ormai slabbrata, diventa cattiva e, chiunque le si avvicini, brandisce i suoi lembi taglienti come lame rotanti. Tutti si abbassano a turno o si tolgono di scatto. La situazione si fa incontrollabile. Arriva l’altro nipote, il nipote 2, che indossa guanti di amianto ma si taglia anche lui. Sono stati convocati nel frattempo anche i vicini del pianerottolo e del piano di sotto. Sono tutti attorno alla confezione di rasoio che ora è sul tavolo, come in una sala operatoria, con una luce sopra. La Lelli, la signora del piano di sopra, che faceva l’infermiera, cura i feriti e anestetizza il rasoio con un po’ di coloroformio che gli era rimasto. Il rasoio sviene e la confezione si apre. “Soccia, du maròn”, fa il nonno che è rientrato in casa, ma si sta riferendo al cancelletto che non si apriva. Tutto si placa. Il primo nipote si fa la barba, così per allentare la tensione (e comunque si taglia). La mamma esce e va alla Coop a rifornirsi di cotone, garze ed di emostatici perché è finito tutto. Per la cronaca, il signor Tarozzi, vicino del pianerottolo, uno molto pignolo e pesante, comunica che secondo uno studio britannico, oltre 60.000 persone ricevono cure ospedaliere ogni anno a causa di infortuni per apertura delle confezioni di cibo e che la Consumer Product Safety Commission ha stimato che i tentativi di aprire l’imballaggio ha causato circa 6.500 visite di pronto soccorso negli Stati Uniti nel 2004. Viene mandato a cagare. E torna la calma.

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