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Ci sono molte bottiglie di vino
che fanno dei giri immensi e poi ritornano

La frase è: “Dove le mettiamo adesso tutte questi di rossi?”. Oppure: “Che ne facciamo di tutti questi bianchi?”. Risposta: “Aaaaah, teniamoli lì poi vediamo”. Ci stiamo riferendo alle bottiglie di vino. Avete mai notato che esiste un numero sconfinato di bottiglie di vino che sono state portate da qualcuno (che non ti ricordi più chi) a una cena e che probabilmente non verranno mai aperte? Faranno dei giri immensi e poi ritorneranno, come gli amori di Antonello Venditti in una nota canzone. E’ il destino di certi vini, che di solito hanno nomi stranissimi: “Il cardo del Mugello”, “Lo scuro di Casaltosto”, “Il corvo del Monte Scovoli”, “La frenazza delle Langhe”, “Il bagiannino della val Grunfia”. Nomi misteriosi di etichette mai viste. Sono i vini che rimangono lì. Le ribolle o i pignoletti è più facile che vengano aperti. Gli altri, sarà il nome, molto meno. Quando si va a cena da qualcuno, si sa, non ci si presenta a mani vuote. E chi non vuole avere lo sbattimento di andare a fare una coda in gelateria o in pasticceria, va a pescare nella “riserva” di caccia. Cioè quel vano cucina dove vengono conservati i vini portati da qualcuno e mai aperti. Ci sono bottiglie di vino che sono capaci di fare venti o trenta case senza essere mai aperti. E’ un destino tristissimo per certi vini. Arriva l’ospite con la boccia i mano e la padrona di casa fa: “Ma cosa fai, ma non dovevi, non importava!”. Lui abbozza e non dice neanche niente sul tipo di vino. Perchè non lo sa. Lei lo prende e lo mette via. Quella bottiglia ha iniziato il suo lungo viaggio. La cosa triste è che dietro ci sono lavorazioni, scienziati del gusto, produttori, cantine, botti, assaggiatori, vitigni, gente che si fa un mazzo così per creare un prodotto di livello. Se un vino non viene annunciato in pompa magna dall’ospite, e allora si è costretti a berlo (e di solito anche buonissimo perchè scelto con cura per la serata), va a finire nelle seconde linee e dimenticato, come un giocatore che sogna la serie A e finisce mestamente nel campionato amatori. Di solito la scena è questa. Lei a lui: “C’è una cena dai tali domani sera. Cosa portiamo?”. Lui: “Boh, portiamo una bottiglia di vino. Guarda se l’abbiamo…”. Lei: “Certo che ce n’è, non so più dove metterle”. Ecco fatto. Una bottiglia a caso viene ripescata, saluta le amiche, e se ne va, verso il suo misterioso destino. Ma può darsi che viva a lungo. Molto a lungo.   

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