Citazioni su “Feizbuk”:
e le donne impazzano

downloadOkay, abbiamo il nostro giornale privato. E’ Facebook, anzi “Feizbuk”. Ci scriviamo sopra, da direttori, l’editoriale di qualsiasi cosa: politica, sport, costume, gente che muore, piatti che stiamo mangiando, tramonti. Su qualsiasi cosa c’è da dire. “Sì, mo i scrivan tot dal cazzè!”, diceva l’altro giorno un signore in un bar del centro (mentre però, fotografava il cappuccino con un culo e le tette disegnate col cacao, immagine che i baristi spesso compongono per far fare la famosa risatona o risatina. Insomma si interviene rigorosamente su tutto e si fa il commentino su qualsiasi cosa passi in quel momento, anche se uno scrive che ha le emorroidi. Gli altri commentano col rimedio della nonna o col racconto di un’esperienza analoga. Poi la discussione prosegue col: “Grazie veramente a tutti per i suggerimenti sulle emorroidi”, dove vengono taggate cinquecento persone ignare.

Ma la cosa che salta più agli occhi è la frase a organo genitale di segugio, che ogni tanto qualcuno mette in bacheca. Tipo: “Meno cinque…”. E non spiega meno cinque a cosa. Oppure: “Era da dire!”. Ma cosa? Lo fai perchè tutti dopo abbocchino e chiedano: “Perchè? Cosa vuole dire?”. Non sarebbe più facile se lo dicessi subito? “Meno cinque al mio esame” sarebbe più chiaro, almeno. Che poi bisogna vedere a chi interessa, ma comunque è già una notizia. Invece niente. Frasi così. Al vento. Ami buttati là per i pescioloni che abboccano. Esempio: “Sono schifata”. Okay, ma con chi? Scusa, a chi lo stai dicendo in questo momento, che hai cinquecento amici e magari ne conosci solo la metà? Io che non ti conosco o ti conosco poco e, mentre sono lì che scorro la bacheca e leggo che sei schifata, cosa posso fare? Prendere atto? Diventare triste per essere solidale? Intervenire con due coccole per consolarti? Chiederti la ragione? O, in ultima analisi, mandarti a far delle pugnette, come dice il filosofo?

Altra cosa diffusissima è la foto in primo piano della ragazza, o di tre quarti, un po’ gnoccosa, con sotto una citazione. Tu vedi la foto, la foto di una bella ragazza, e sotto: “Non c’è strada che porti alla felicità: la felicità è la strada. #Buddah”. E te sòccmel, direbbe sempre quel filosofo. Pensiamo a Buddah che non si sarebbe mai immaginato di essere abbinato un giorno alla foto di una ragazza di quel tipo. Si trova di tutto. Foto della biondona sulla spiaggia al tramonto e sotto: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi. #Albert Einstein”. Ma perché? Perché non la foto e basta? C’è bisogno per forza di Einstein? O di Madre Teresa di Calcutta? O di Socrate? O, nel caso di un corpo mezzo nudo steso al sole con mezza faccia coperta dalla frangia, e sotto una sola parola, tipo: “Lightness”. O “Respect”. Che non significa una mazza. Qui c’è bisogno di farsi vedere da qualcuno bravo. Ma molto bravo. E poi non è detto che riesca a rimediare. Il fenomeno delle foto con citazione annessa è esclusivamente femminile. L’avete mai vista voi la foto di un uomo, anche bello, in primo piano o a mezzo busto, o seduto su un moscone, o a bordo piscina, con sotto a corredo: “Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre…ma non può contenere la primavera. #Ghandi”? Impossibile. Subirebbe subito spernacchiamenti e insulti da parte degli amici. Invece la donna lo fa, anche perché dopo, a cascata, c’è il coro delle amiche che a turno mettono: “Bellissima!”, “Sei stupenda!”, “Sei un incanto!”. Anche se la suddetta è un rudere. Ma il falso diventa vero. Fenomeni di Facebook (i fintoni non esercitano solo su Facebook purtroppo). Altra cosa formidabile, ma questo è più uno scherzo. Se uno posta “Grazie a tutti per gli auguri, non so come ingraziare tutti! Siete meravigliosi”, dopo ti arrivano mille auguri in ritardo di gente che si scusa perché non se n’era accorta. Anche se, e qui è il bello, non era per niente il tuo compleanno. Evviva.

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