Colbacchi e Moon Boot tutti in allerta “nevone”

rsz_foto_colbaccoOkay allerta, allerta, allerta! Ma anche se non viene un fiocco di neve neanche a piangere, siamo a Cortina. Proprio così. Basta entrare in via D’Azeglio, dalla porta. Intanto a destra c’è la Farmacia di Cortina. Da inizio dicembre, con dei soli che spaccano le pietre (e un po’ freddino fuori, ma il giusto), se sosti all’interno della Farmacia vedi entrare donne con colbacchi da armata russa, colbacchi che a volte non riescono nemmeno a passare per la porta, perché sono più grandi di un copertone di un camion. Deve uscire dal banco il farmacista, per aprire meglio la porta. Poi signore con Moonboot da Era Glaciale 3, scarpone pelose, nere come le zampone di un orso, ovviamente usate per difendersi dal nevone (che non c’è). Entrano pellicce, pelliccioni, sintetici naturalmente anche perché adesso fa buona azione, così nessuno zagna. Occhialoni da sole, di solito enormi, come degli oblò. Qualcuno chiede al farmacista a che ora aprono domattina gli impianti di risalita. Lui lo sa, perché pare venda anche Skypass e che sia lui stesso, oltre che farmacista, anche “dottore skilifista”, nel senso che ogni tanto sta allo skilift e aiuta le signore a salire agevoli. Nell’ampio parcheggio all’esterno (via D’Azeglio) sono posizionati alla rinfusa intanto i Suv, dotati di catene e di bluetooth, già pronti a essere sepolti dalla neve. “Oggi è una bella giornata però”, diceva l’altro giorno seccata una signora praticamente con una marmotta morta attorno alla testa e i pantaloni da sci. Infatti splendeva il sole ma fa niente. Se siamo a Cortina, siamo a Cortina no? Molto venduto il burro cacao per le labbra strizze. Nel retro della farmacia pare si possano anche noleggiare degli scarponi, ma non abbiamo avuto il coraggio di andare a controllare. Entrano spesso anche uomini abbronzati e brizzolati con piumini, anch’essi brizzolati per un senso di solidarietà con i padroni. Alcuni hanno l’aria da vecchi professori, altri da ex qualcosa ma non si capisce. Hanno scarpe con la para che poi prendono la scossa quando toccano la portiera della macchina e imprecano in maniera non consona al brizzolo: “Va a fer dal pugnat”, ma il “fer” è con la erre arrotolata alla francese. Dall’altra parte della strada, rispetto alla farmacia, c’è lo Chalet con i tavolini fuori (Il Bar Pasticceria), dove la gente sta seduta e si mette esposta al sole, anche se il sole non c’è. Alcuni hanno anche lo specchio rifrangente, aperto a libro davanti. Molti guanti colorati e soprattutto molte cuffie. Le cuffie nello chalet di Cortina hanno la caratteristica di fare quello che fanno tutte le cuffie e cioè determinare il fatto che quello o quella che le indossa, siano pure una super top model o un figo pazzesco, facciano cagare. Ciò avviene a Cortina come in via D’Azeglio. Intanto non vien giù un fiocco di neve, anche se la Protezione Civile ha dichiarato lo stato di allerta da luglio. “Ci vuole il sale”, dice uno che si avvicina al bancone, ma era solo per condire un succo di pomodoro da aperitivo. Niente. “Allerta stocàz!”, gli fa eco un altro. L’angolo di Cortina a Bologna è un po’ triste. Passano all’improvviso tre o quattro Gatti delle Nevi ma poi ci si accorge che non sono Gatti delle Nevi ma dei Suv speciali, ultimo modello, con sopra delle signore con colbacchi che quelli della rivoluzione russa, se li vedono, si mettono a piangere. C’è tutto uno strusciare di Moonboot fra lo Chalet e la Farmacia. “Li ho messi perché c’è paciaga in terra”, dice una signora ma è la voglia. I gatti delle nevi intasano perché le proprietarie si sono fermate a telefonare. Da un finestrino si sente una che dice: “Parto fra poco, fra sei ore sono a Bologna”. Perché la vita, volendo, è un fantastico stato mentale che ci fa essere dove vogliamo, quando vogliamo. Passa un anziano che chiude così: “S’an nàiva brìsa, lor què i s’amàzan” e sogghigna divertito, puntando Stadio, sul tavolino del bar.

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