Cosa resta delle feste?
quel bel senso di privacy

130610687-ab78ec94-261a-4310-99f4-d4cbe619066aCosa resta delle feste? Un sacco di roba. Le ceste di Natale non sono state del tutto svuotate e giacciono in un angolo con dentro un quarto del loro contenuto. Si trovano mezzi torroni, confezioni con tre caramelle, mezze cioccolate, vasetti inapribili (sì, perché il vasetto di cioccolato al nero di seppia col gusto di vaniglia e sale di Cervia, lo apri poi te), roba su cui sono già arrivati i figli che hanno assaggiato, la roba non gli è piciuta e l’han lasciata lì. Le famose ceste. In realtà scatoloni mezzi pieni di roba che adesso sono fra i piedi fino a Pasqua. Per casa si trovano confezioni di mezzelune di cioccolato e arancia, vassoi di caramelle (ne ho assaggiata una, fanno schifo e quindi rimangono lì), vassoi di cioccolatini che resteranno lì per gli ospiti forse per due o tre anni per cui uno fra tre anni ne scarterà uno e il cioccolatino sarà di un pallore mortale, da tomba egizia. Carte argentate o rosse da ragolo rimaste lì perché il maglione regalato dalla zia è grande e va cambiato. In frigo acciughe del Cantabrico che nessuno in casa mangia le acciughe e allora per adesso mettiamole lì (fra tre anni sono fossili del Cantabrico). Una spada laser in un angolo che è già rotta, o insomma non va, eppure le pile ci sono. Un presepe dove Melchiorre, uno dei Re Magi non sta in piedi, ogni volta che lo raddrizzi si ribalta col cammello e non è un bello spettacolo. Restano bottiglie di vino delle ceste pronte ad essere riciclate alla prossima cena (un momento: il Brunello ce lo beviamo noi cl’è bòn). Il contenitore della carta sta esplodendo di nastri, nastrini, fiocchi e carte regalo, facciamo dei sacchi che passano lunedì. Per alcune scatole si dice: questa la teniamo può sempre servire. La si vuota e lei rimane così finchè uno, un giorno, la trova e dice: ma chissà a cosa serviva sta scatola qua? Pezzi di nastrini rossi senza senso compaiono nelle borse delle donne o sotto al letto. Pullulano vasetti di Nutella o di un cioccolato che si trova solo a Buco del Culo del Mulo, che è una località, sembra, vicino a Bronte, località che prima dei pistacchi non esisteva. Poi i panettoni. In ogni casa restano una media di tre o quattro panettoni che nessuno ha mai aperto. Il panettone è quella cosa che tutti sono contenti quando gliela regalano e poi non viene mangiata, perché basta tutti sti dolci, qua si scoppia. Qualcuno ha provato a riciclarli inventando delle ricette che ha visto su Internet: panettone affogato al caffè, sandwich di panettone, franch toast al panettone, panettone ai gherigli di noci, tutta roba da lavanda gastrica, insomma. Anche i pandori vengono cipollati e riportati a una loro dignità sotto forma di qualcos’altro, tipo ciambella secca della nonna (secca perché nel frattempo sono diventati dei monoliti, come la nonna). In una scatola vuota di Babbi, se la apri fra due mesi, quasi di sicuro ci sono aghi, filo e ditali. Le feste fanno briciole, aghetti di pino sotto i divani, file di lucine fulminate (l’anno prossimo bisogna prenderne una fila nuova, ma soccia, costano!), giocattoli già dimenticati dopo averci giocato un giorno, ruschi (nel senso di spazzature) immensi, fotine sul telefono di roba da mangiare che hanno un senso quando le mangi, nessuno quando le fotografi. Le feste lasciano tutto questo, della gran roba da portare via e lì ci pensa l’Epifania che sono anni che alla fine porta via qualcosa. Restano: un nonno che russa come prima, una mamma che finalmente si è calmata ma che per un momento ha rasentato il nervosismo del mostro di Milwaukee, un figlio che perde sempre il carica batteria dell’Iphone, dei parenti che adesso fino al prossimo Natale chi li rivede, un’allerta bel tempo perché su qualcosa bisognava pure allertare, un capodanno con dee-jay carissimo, e quel gran bel senso della privacy al quale siamo talmente affezionati che, quasi quasi, su Facebook continuiamo a mettere tutte le nostre cose più intime perché le vedano tutti, compiacendoci pure. Ma sì, tanto c’è la privacy.

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