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“Dai come si chiama pure quello…?
e scatta il turbine delle dimenticanze

E’ una questione di età si dice, ma forse non è poi così vero. La gente si dimentica le cose, molto più di una volta. Anche i giovani. Si dimentica di telefonare, di richiamarti, di prenotare, di pagare una bolletta, di comprare i limoni, di chiamare la nonna, di risuolare una scarpa. O di come giocava Baggio. Ci si dimentica. Ma occhio. Ci sono certi dialoghi che sono fantastici. “Senti, come si chiama quel tipo che faceva il giornalista, che era tuo amico…”. Risposta: “Non so, ho un sacco di amici che facevano i giornalisti…”. “Daai, quello che poi andò…a…sì andò a vivere in quel posto…”. Tu ci provi ma non ti viene niente. “Scusa ma, non so a chi ti riferisci, descrivimelo…”. “Ma sì, dai, quello ricciolino, media statura, simpatico, che ha sposato la…quella che dirige quell’associazione…”. “Quale associazione, se mi dici quale forse ci arriviamo”. Lui rana nel vuoto. “Ma dai, quell’associazione famosa a Bologna, lui l’ha conosciuta quando anche lei lavorava in quella testata…come si chiama, quella che poi fallì…”. Niente. Si galleggia nel nulla. Lui si scalda. “Ma porc…adesso finchè non mi viene in mente…Dai, lui era tifoso del Bologna, lo conosci benissimo, è un tuo amico…”. Tu ascolti e stringi gli occhi nello sforzo di fare luce nelle tenebre della supposizione. “Dai dammi un dato, almeno un dato concreto”. Invece chi si dimentica non ti da mai lo straccio di un dato. Tutto vago, tutto un forse. Queste sono le dimenticanze dai 60 in su ovviamente. Il giovane si può dimenticare qualcosa perchè è distratto o perchè gli passa di mente, qui invece c’è la perdita classica dei colpi. La persona disperata, che sta cercando di ricordare, allora fa una telefonata. “Ciao, ti ricordi come si chiama quello che…faceva il giornalista…che ha sposato quella…sì quella che si occupava di…ma porc”. Anche quello dall’altra parte del telefono è nella tua stessa situazione anche perchè lui gli sta dicendo le stesse cose, cioè niente. Si aggiunge quasi sempre alla discussione un angolare che fa: “Bè, te dici Govoni!”. “Eccooo! Govoni, era Govoni!! Bravo!”. E tu: “Ma non ha mai fatto il giornalista Govoni, aveva un edicola, la moglie è socia ai Giardini e lui tifa per l’Inter…”. “Sì, va bè dai…è lo stesso. Mi son confuso”. Quindi non solo non si ricordava, ma ti dava anche delle” storte” per cui sarebbe stata un’impresa. Così vanno le cose nel mondo delle suonature. E non c’è margine di miglioramento. “Come ti chiami pure te?”.   

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