Dramma: e dov’è la busta coi soldi dei nonni?

Registrato uno dei problemi di queste feste appena passate. E’ successo in molte case, quelle dove ci sono dei bambini, dei ragazzini, degli adolescenti. Lo scarto dei regali il giorno di Natale o quello della Befana. I soliti pacchi sotto l’albero, la più o meno usata storiella di Babbo Natale o della Befana che sarebbero entrati dal camino (anche i bambini più piccoli, dentro di loro, pensano che i genitori non siano normali se pensano che Babbo Natale o la Befana, vestiti così, con tutti i pacchi, una addirittura con una scopa, possa venire giù da un camino, però stanno zitti). Il solito problema delle pile, nei giorni di festa, e dei fantastici robot, appena scartati, inanimati in un angolo, con bambini in lacrime
e babbi affranti dopo aver fatto tuttà la città alla ricerca di un tabaccaio aperto. Tutto normale insomma, tutto come da copione. Il problema in diverse case, accennnato sopra, è stato il seguente. Come noto, i pacchi sono fatti di carta, di confezioni, gli stessi giochi o qualsiasi tipo di regalo, sono ingabbiati in blister inaffrontabili che vengono ridotti all’impotenza dopo averli sventrati con forbici e cacciaviti (qualche genitore si è fatto male seriamente perché affilati come katane giapponesi). Alla fine sul tavolo restano ammassi di carta e residui di lotte con le confezioni blisterate. Cosa fa la mamma in questione, di solito? Non vede l’ora di fare su tutto il malloppo di carta e nastri e buttarlo nel contenitorte della carta (le rovine dei blister nella plastica). A quel punto a qualcuno viene in mente, all’improvviso, una cosa che lì per lì, era stata rimossa. “Scusate, dov’è la busta coi soldi dei nonni? Panico. Succede che i nonni sono soliti evitare regali in cui non osano avventurarsi, visto lo scarto generazionale, e cioè robot, giochi, marchingegni, telefonini, insomma oggetti. I nonni preparano la bustina con dentro i classici 100 euro. “Così ti prendi quello vuoi tu, una cosa che ti piace, che noi, sai, non sappiamo micca….”. I nonni però non danno i soldi così, nudi e crudi. Li mettono nella busta. Che tra parentesi c’è sempre uno dei due genitori che quando la busta viene aperta dice: “Soccia nonno (o nonna)! Son troppi!”. I nonni spesso, ed è vero, vanno sul lastrico con quei 100 o 200 euro, ma sono contenti di andarci perché è Natale, perché i nipoti, perché eccetera eccetera eccetera. Poi avevano appena “tirato” la tredicesima, quindi il tracollo economico è parzialmente ammortizzato. Il panico della perdita della busta coi soldi dei nonni può portare a conseguenze impensabili. Ravanate nei contenitori della raccolta differenziata (una volta un babbo ha trovato la busta coi 100 euro dei nonni nel bidone dell’umido). Svuotamento di tutti i cassetti, mobili, anfratti della casa. Uscite all’esterno, raggiungimento dei cassonetti sulla strada, uno dei due genitori, quasi sempre il babbo, che si cala dentro, tenuto per i piedi dal resto della famiglia. Come uno speleologo che sta rischiando la vita, comunica di tanto intanto le sue impressioni, ma la sua voce risulta ovattata dai rifiuti e dagli stessi odori. “Ecco! Forse l’ho vista, Calatemi ancora di più”. La moglie sa che se lascia i piedi del marito non lo vedrà mai più. Si intesificano gli sforzi. Lunghi silenzi poi la frase: “Mocchè, era una busta vuota con l’intestazione dell’Inps”. Lo scoramento giustificherebbe il mollare la presa e lasciare il babbo al suo destino. A volte, l’operazione ripescaggio nei cassonetti è riuscita. A volte no. A volte la busta era ancora sul tavolo sotto a un tovagliolo. Ma l’avventura sarà incacellabile. E motivo di racconti. Per sempre (“Eh babbo, mi racconti la volta che hai rischiato la vita nel cassonetto a cercare la busta dei nonni?).

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