E come ogni estate la solita tiritera: “Mai visto un caldo così!”

rsz_caldoLa notizia da cui bisognerebbe sempre partire è questa: sono 2017 anni che a un certo punto è estate. E sono 2017 anni che d’estate fa caldo. Questa notizia va data assolutamente. E con urgenza. Se uno fa propria questa notizia forse si meraviglierebbe meno e andrebbe meno in escandescenze quando è caldo. Il caldo, come del resto il freddo, è da sempre la via d’uscita agognata, la spiaggia sicura, l’approdo sognato per trovare qualcosa di cui parlare. Donne affrante, distrutte, disperate entrano nei bar, o nei negozi come scampate a un bombardamento militare, dicendo: “Ecco, non ci si dura, io non so come fare, io un caldo così non l’ho mai visto”. Eh va là che l’hai visto. Basta dire con tono calmo, che fa da contrasto alla concitazione spropositata della signora: “Guardi che è già stato caldo eh signora. Dico altre volte…”. La cosa spegne subito i toni agitati. La signora ti guarda e fa: “Dice? Boh…”, perché in quel momento è assalita dal dubbio che in effetti sia già stato caldo in passato. Cerca di ricordarselo, le sembra impossibile ma sotto sotto deduce che dev’essere stato così. Ma il caldo porta anche una novità che va al di là della lamentela e quasi quasi la sostituisce. E’ l’ironia sul caldo stesso. Il sarcasmo. E quindi si sente sempre più di frequente dire: “Bè, dai, oggi si sta bene va…”. Oppure: “Cosa dici di questo fresco? Mi sembra ottimo no?”. Più è caldo più si usa questo stratagemma al contrario, detto sempre con aria serafica. “Ou, oggi c’è una bella temperaturina…”. “Oh, vi lamenterete mica che oggi fa caldo eh?”. E tutti intorno ridono con lo stesso meccanismo di risata di quando a tavola uno, finito il vino, dice al cameriere: “Scusi? C’è un buco nella bottiglia, può portarne un’altra?”. Ilarità generale. L’ironia sul caldo impazza. Le battute poi si fanno anche più complesse. Tipo: “Per sapere quando cambierà il tempo e finirà sto caldo non ho bisogno di guardare il meteo, ma il mio piano delle ferie”. Perché, come si sa, sull’impiegato e sulle sue ferie o sui suoi week end piove quasi sempre a dirotto. “Dopo Caronte, Caligola e Scipione adesso arriva anche Beatrice, qui ci facciamo una cultura”. “Qua bisogna che compri un gelato e mi ci sieda sopra”. “E’ così caldo che le galline fanno le uova sode”. “Io in sti giorni ci metto mezzora a scegliere una mozzarella per non allontanarmi dal banco frigo”. Di tutto. Perfino gente che canticchia: “Domani è un altro forno si vedrà”. E poi ride della sua stessa battuta. Insomma la fantasia si spreca. Ma il classico è l’andare controcorrente, quando ci sono 35 gradi, con quel “Si sta bene eh?”, a cui quasi tutti rispondono: “Sì, molto…”. Come una specie di delirio. Uno al Pronto Soccorso ieri diceva, dopo essere stato ricoverato per un malore da caldo: “Ah io di notte l’aria condizionata la spengo, perché mi dà fastidio”. Sì, perché ci sono anche gli sborroni da caldo. “A me non me ne frega niente del caldo. Ieri mi sono fatto le lasagne, ho acceso il forno e via…son stato benissimo”. O ancora? “Io vado a correre. Ma non alla mattina presto o alla sera. Alle 2, che sto più fresco”. “Il caldo? Io ho ancora il piumone e sto da Dio”. “Io la coperta del motorino l’ho tenuta, faccio come i Tuareg, col caldo bisogna coprirsi, è l’unico sistema”. Grandi teorie e grandi boiate in continuazione. Per esorcizzare il problema, per avere l’illusione di neutralizzarlo. Si colgono poi frasi topiche dai pensionati ora non più stazionanti in piazza, ma dentro ai centri commerciali. “Am suda la langua in bacca” va per la maggiore. “Me a let, al post ed mi mujer, ai ho mess al pinguino…”. Fino ad arrivare al classico: “I disen che martedè l’arriva l’anticiclone…”. Che un altro chiede: “E cs’à vol dìr?”. Risposta rassegnata guardando nel vuoto: “An al so brisa me…al tigì i han dett axè…”.

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