E di fronte ai videini
siamo tutti uguali…

internet-smartphone-640x383Una delle categorie da cui abbiamo sempre dovuto destreggiarci nella vita è quella dei “bottonari”, cioè quelle persone pesantissime che, senza rendersene conto (sennò non si sopporterebbero, loro stessi) ti attaccano un bottone inenarrabile su qualsiasi cosa. Va bene, un po’ conta l’età, nel senso che dai 50 in su è più facile trovare quello che ti si attacca agli zebedei e non ti molla più, raccontandoti una cosa di cui non te ne frega niente e impiegandom per farlo, dieci minuti anzichè venti secondi. A Bologna si definisce di solito così: “Soccia lu lè! Slè pàis!”.Attenzione però. Adesso ce n’è un’altra di categorie a rischio: quelli a che ti vogliono far vedere per forza un videino. I videini, che girano freneticamente sui computer, sono un flagello che da qualche anno si è abbattuto sull’umanità, lasciandola esanime. I videini hanno le caratteristiche identiche a quelle delle barzellette: il venti per cento sono passabili, l’ottanta sono delle cagate. Eppure girano sui telefonini e poi te li girano, e te li rigirano ancora, per cui ti arriva lo stesso video tre o quattro volte, per cui non è esatto dire che te li girano ma che alla fine ti girano, a te, e cioè quegli oggetti sferici, molto intimi che si possono anche rompere,o sfrantare. Di fronte ai videini è difficilissimo sottrarsi. Ti vengono messi sotto il naso mentre sei a tavola, o mentre stai facendo qualsiasi cosa e tu non puoi prendere su e andar via. Così devi beccarteli. Piano piano sono diventati lunghissimi e prima di arrivare alla famosa risata liberatoria (che spesso non c’è), ti devi sorbire una roba insulsa, creata e messa in rete da qualche mente malata, a cui la cosa medesima roba ha fatto ridere un casino. “Guarda questo, è fortissimo!|”, ti dicono. E lì devi essere pronto ad aprirti in un sorrisone dicendo: “Ah sì, bellissimo, l’ho già visto!”. A volte non serve e te lo mettono sotto il naso lo stesso, perchè quelli che ti fanno vedere i videini hanno la caratteristica di essere implacabili. Se non dici quella frase sei spalle al muro, fritto. E ti arriva spesso fra capo e collo la notizia: “E’ un po’ lungo, ma è stupendo”. “E’ un po’ lungo” è una pugnalata, ma ormai sei inerme. Il finale è spesso quello delle barzellette: risatone e cenni di assenso con ammissione: “E’ vero, stupendo!”. E allora tutti contenti te lo girano, così tu puoi attaccare la pezza a qualcun altro, come una catena, la catena di San Bottone. O di San Pezza. Ci sono situazioni ancora più gravi: quando quello che ti sta facendo vedere il videino si accorge che non è un gran chè, almeno nella parte iniziale, e ti inchioda alle tue responsabilità dicendo: “…ma il bello è alla fine”. Allora non puoi fare altro che rassegnarti e aspettare il finale, soffrendo perchè il maledetto dura otto minuti. I videini hanno anche la caratteristica di essere apolitici. Ce ne sono su Renzi e se uno odia Renzi ride lo stesso, impazzano quelli su Salvini e anche lì stesso discorso, si ride a prescindere. Nel senso che se uno magari è della Lega, salviniano di ferro, e nel video Salvini viene preso trionfalmente per il sedere, ride lo stesso divertitissimo. Una specie di livella. Di fronte al videino brutto siamo tutti uguali. E spesso dobbiamo cercare disperatamente gli occhiali prima di vederli cosa che innervosisce già in partenza (“aspetta che sennò non vedo un cazzo”). E intanto l’estate si snoda fra tremendi caldi, “oggi è meno freddo di ieri” o “ieri si stava meglio”, mentre siamo tutti protesi a farci girare o a girare fotine su piedi in primo piano con tramonti o mare sullo sfondo, su piatti rigorosamente fotografati prima di essere mangiati (ormai impossibile iniziare a mangiare un piatto senza prima averlo immortalato, anche se alla vista è un’orrenda sbobba) e videini che tengono bloccate migliaia di persone, su sdrai, poltrone, angoli delle strade. Aspettando pazienti perchè: “…il bello è alla fine”.

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