E i ciclisti ci insegnano l’educazione

La categoria dei ciclisti è veramente unica. E le dobbiamo tanto. E’ inutile che lo nascondiamo: quelli che vanno in bici ci insegnano la vita e l’educazione come nessuno ci ha mai insegnato in passato, e per questo dovremmo essere contenti. Tanto per cominciare sono sempre calmissimi, sereni, rilassati e anche quando vanno in bici sotto i portici o sui marciapiedi e noi glielo facciamo notare, non sbottano mai, non ci mandano a quel paese o a fare cose peggiori, nooooo, assolutamente, anzi, sorridono e ringraziano sempre del consiglio. Ciò è bello e rende più bella la quotidianità. Anche quando vanno contromano e tu gli dici: “Guarda che sei contromano…”, loro mai una volta che ti dicano “Ma vaffanculo, stronzo!”. Sfido chiunque ad aver sentito solo una volta questa brutta risposta. Mai e poi mai. Anzi, sorridono, ringraziano, si scusano perché i ciclisti sono così, molto più civili di qualsiasi altro. Poi dobbiamo renderci conto che gli altri, sulla strada, non contano assolutamente niente. E’ il ciclista l’assoluto proprietario delle regole, di quello che è giusto fare e di quello che è sbagliato. Un esempio a caso: i ciclisti ignorano sistematicamete qualsiasi semaforo rosso, vanno contromano, sfrecciano sotto i portici o sul marciapiede. Ma questoè naturale: nessuno gli ha ancora comunicato la notizia, clamorosa, sensazionale, incredibile, dell’esistenza di altra gente sulla strada, pedoni, automobilisti, scooteristi eccetera. In Comune è al lavoro una commissione che presto deciderà il grande passo di rendere pubblica la grande rivelazione, ma per ora, in assenza di questa epocale informazione, si va via lisci. Del resto, è inutile star lì a provare il contrario o arrampicarsi sui muri. Diciamolo chiaro e tondo: fermarsi a un semaforo rosso non serve assolutamente a niente. Che devo fare io che sto andando in bici? Fermarmi al rosso e aspettare tutto quel tempo? Ma stiamo scherzando? Io ho fretta e non ho mica tenpo da perdere. E poi sono invisibile perché sono in bici. E allora lasciamo i tempi di attesa a quei babbei che sono in macchina o in moto. Se poi sono vestito da ciclista, ma da ciclista ciclista, specie alla domenica, maggior ragione. Chi ha mai dato uno stop con un rosso a Coppi, a Eddy Merckx, o a Froome o a Nibali? Chi mai si è azzardato? Un’altra cosa bella è questa. Le regole vengono osservate e suggerite in maniera molto precisa. Se fai tanto di mettere giù un piede da un marciapiedi in corrispondenza di una pista ciclabile, immediatamente senti una voce, anche un po’ alterata a volte, che fa: “Guardi che questa è una ciclabile eh?”. E così subito correggi la tua postura, anche se la tua infrazione era durata fra i due e i tre secondi. Ma l’occhio del ciclista è attentissimo e pronto. Per questo va ringraziato perché aiuta i vigili a rispettare le regole. Guardate che sono lezioni di educazione utilissime, specie se offerte da una categoria che non si scosta dalle regole neanche per una frazione di secondo. In questo modo non ci azzarderemmo mai ad essere arroganti e dire magari una volta a un ciclista: “Guardi che è rosso!”, oppure “Guardi che è contromano!”, “Guardi che qua c’è il portico!”. No. Sarebbe una mancanza di rispetto imperdonabile. Perché saremmo in errore e andremmo contro il codice della strada. Invece l’avvertimento, se mettiamo un piede su una ciclabile, è utile, perché ci fa capire quanto siamo distratti, con la testa in aria a pensare a chissà cosa, senza capire i rischi che può creare un passo sbagliato dentro a una pista riservata alle bici. Sono incidenti gravissimi quelli che possono accadere, altro che quelli irrisori di un gruppo di ciclisti che, giocosamente, si butta dentro a un incrocio col rosso o vien giù a tutta velocità per un senso unico. Tanto gli altri li eviteranno no? Si tratterà solo di scansarsi un po’ e prendere sempre tutto col sorriso che è, fra l’altro caratteristica, tipica del carattere del ciclista medio. Insomma, siamo in una botte di ferro. E forza Bologna.

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