E i nonni sulla riva
fischiano come il Trap

Senza titolo-1“Vieni fuoriiiii! Bastaaa! Guarda che vengo lì!”. Un uomo di un certa età si sbraccia sulla battigia. Indossa un costume da bagno classico, un po’ ascellare, è abbronzato, i capelli bianchi, la carnagione, un po’ cadente, cotta dal sole. Va avanti e indietro, sembra indemoniato. A volte si ferma. Poi riprende a urlare e a camminare. Quello è un nonno a bordo campo. Il mister perdente dell’estate balneare. Perdente perché il nipote o i nipoti se ne infischiano dei suoi richiami e continuano a stare in acqua, abbarbicati su un papero gonfiabile. E la partita del nonno è seriamente compromessa. Ha preso gol il nonno, e lo sa. Ma non trova la contromossa. Sta provando a richiamare un suo giocatore, ma la squadra non “caga” pari il suo allenatore e continua a giocare così. E’ il dramma dell’estate. Sulle battige di tutta la riviera romagnola si consuma il dramma dei nonni a bordo campo. Ogni venti metri ce n’è uno, alle prese con la sua partita disperata. Giocano tutti contro uno squadrone, un Real Madrid fatto di giocatori indisciplinati che si sono ammutinati contro il loro allenatore. Quando a bordo campo c’è il presidente o i presidenti (cioè i genitori) è diverso, basta un gesto e i giocatori vengono giù. I genitori, specie i babbi, non si agitano, non si dimenano, conservano un aplomb dettato dalla loro autorità. Il nonno è un allenatore meno rispettato, un po’ di serie B, un Oronzo Canà che spesso non sa che pesci pigliare (gli assomigliano anche un po’, nel fisico e nella pelata). I bambini vogliono giocare, e stanno in campo fino all’ultimo. Non si rassegnano ad essere richiamati in panchina, cioè sull’odiato sdraio. Ci sono bambini che rientrano a riva e quando passano di fianco al nonno non gli danno nemmeno la mano, facendo vedere chiaramente di non aver gradito la sostituzione. Che poi i giornali ci fanno su una polemica. Diverse sono le posture dei nonni durante la partita. Alcuni stanno a gambe a un po’ larghe e a braccia conserte. Come dei ducetti. Immobili. Il sole intanto picchia su crani ormai orfani di copertura naturale. Ci sono poi nonni che si sbracciano e fanno segno di spostare il baricentro più a destra, con ampi gesti del braccio, per dire ai nipoti di stare lontano dalla boa. Ma i nipoti cadono facilmente in fuorigioco e il nonno si incavola, girandosi di scatto e facendo quei tre o quattro passi come se se ne andasse e tornasse poi alla panchina. Ma dopo un istante è lì di nuovo, nella sua area tecnica. I nonni a bordo campo le studiano tutte per richiamare l’attenzione. Visto uno, a Cesenatico, rosso come un peperone dal sole (quindi in odore di Prep), fischiare con le due dita in bocca, tanto che, fra gli ombrelloni, qualcuno sussurrava: “Ou, oggi il Trap è un po’ agitato”. Prendendo spunto dallo stesso modo di fischiare che usava Trapattoni dalla panca. Da notare che i fischi del nonno avevano lo stesso effetto di quelli del Trap, cioè venivano bellamente ignorati. Il Trap ha fischiato al nulla per anni in carriera. Altra postura del nonno sulla riva è quella a chinino, proprio come gli allenatori che pensano di vedere meglio. Con la differenza che spesso i nonni rimangono così e il bagnino deve andarli a prendere perchè non si riescono più a tirar su (famoso “znèstar”), mentre i “giocatori”, cioè i nipoti, sono già in doccia da tempo. A volte succede anche che i nonni si stirino correndo dietro inferociti in battigia ai ragazzini al rientro che non volevano mollare il papero gonfiabile e hanno minacciato a lungo di puntare al largo. Ah, poi ci può essere un piccolo incidente-infortunio. Se vedete un nonno a bordo campo che va in acqua repentinamente, è perchè dall’incazzatura, non ha saputo trattenere l’”emozione”. E col costume la scena è un po’ così. Alcuni che non si sono buttati in fretta sono stati espulsi dal bagnino con rosso diretto. Un nonno, amico di amici comuni, ha preso tre giornate. In panchina il giorno dopo è andata la nonna.

 

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