E la zdoura all’improvviso parlò di pittura fiamminga

Si registra un fenomeno molto importante. Ad evento si associano interessanti deliri. L’evento è quello del quadro “La ragazza dall’orecchino di perla” in esposizione a Bologna. Il problema non è l’importanza del fatto, che riporta Bologna parecchi gradini più in alto a livello culturale, ma gli effetti collaterali. Su 387 mila e 701 abitanti, secondo una stima condotta dall’università Cioccapiattation (si legge cioccapiattescion) dell’Illinois, si è appurato che solo 501 bolognesi conoscevano prima di questo evento la pittura di Vermeer e il quadro della “Ragazza”. Quindi 387 mila e 200 non ne sapevano una minchia di niente. Ma proprio qui nasce e si alimenta il fenomeno.

Succedono a margine di questo avvenimento alcune cose curiose che vale la pena analizzare tipo:

1 – In autobus si captano all’ora di punta frammenti di dialoghi fra donne appena tornate dalla spesa, con cardi e sedani che spuntano dalla sporta: “A me Vermèr sinceramente non ha mai fatto impazzire”, fa una storcendo la bocca e guardando nel vuoto. “A me invece i chiaroscuri della pittura fiamminga hanno sempre dato un senso di grande fascino. Sono le luci all’interno del quadro soprattutto a risaltare…”. E l’altra di rimando: “Sì in effetti si nota la grande cura posta dall’artista nella preparazione dei colori a olio e nell’estrema ricercatezza dei pigmenti rintracciabili all’epoca”. Le persone stipate a fianco si lanciano brevi sguardi e annuiscono. Un uomo lì a fianco scuote la testa. Ma è Parkinson.

2 – Nelle pause pranzo degli impiegati non si parla d’altro. Due bancari l’altro giorno quasi litigavano perché uno sosteneva che Vermèr (pronunciato così, un po’ alla casalecchiese) applicava il colore sulla tela a punti ravvicinati secondo la tecnica del “pointillè”. L’altro ribatteva che si diceva “pointillisme”. Sono venuti alle mani davanti a un’insalatona mista col tonno. Per fortuna il gestore del locale, un signore dalle esse bolognesi molto pesanti, è intervenuto per dividerli dicendo che “pointillè” e “pointillisme” sono due cose diverse. I due si sono calmati e sono passati al dolce (che ha vanificato la leggerezza dell’insalatona).

3 – Ieri all’inizio di via Manzoni c’era uno che parlava con una donna e diceva che Vermèr è un suo carissimo amico perché va spesso in Olanda per lavoro e fanno dei gran giri in bici insieme. Lei lo guardava rapito e gli diceva: “Che fortunato!”. Poi sfiorata da un ombra di dubbio: “Ma quanti anni ha già messo insieme Vermèr?”. L’uomo ha risposto che non ha età.

4 – Qualcuno sostiene che Roversi Monaco sia nato in epoca barocca.

5 – Un’imbianchino che ho chiamato per dare una mano di bianco in casa, è entrato e ha detto: “”La vita silenziosa delle cose appare riflessa entro uno specchio terso; dal diffondersi della luce negli interni attraverso finestre socchiuse, dal gioco dei riflessi, dagli effetti di trasparenze, di penombre, di controluce…”. Ho chiamato un’ambulanza.

6 – Due donne sabato scorso si sono sentite male davanti al quadro de “La ragazza”. Per l’emozione emanata dalla bellezza del quadro. La famosa “sindrome di Stendhal”. Davanti a una cosa molto bella ci si sente male. Pare esista anche una “sindrome Balotelli”. Col Bologna ha fatto un gol meraviglioso e Ballardini è svenuto. Non si sa se da cotanta bellezza o da cotanta incazzatura?

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