E nel labirinto della Coop ci si perde come ridere

“Mamma…ma dove sei?”. Lo sguardo teso, preoccupato, di una signora che spunta dalla corsia dei pelati e dei sottoli con il telefono incollato all’orecchio. La donna si guarda intorno spaurita, come in un paese misterioso e ostile, mentre intorno a lei caracollano carrelli e addetti ai lavori. Siamo alla Coop. Una delle cose più frequenti che succedono alla Coop quando vai a fare la spesa in compagnia è questa: ci si perde. Come ridere. In questo caso mamma e figlia, cioè una delle coppie più collaudate nel panorama delle formazioni umane che si cimentano nella spesa. Il labirinto di scaffali è una trappola infernale. Sei in una fila e credi di essere in un’altra. Memorizzi dei prodotti ma gli addetti il giorno dopo ti cambiano la disposizione e allora ti dirigi speditamente a prendere un prodotto e ti trovi improvvisamente a Cuneo, cioè in luogo misterioso, che non hai mai visto.  Alla Coop si compra d’accordo, ma si vaga anche molto. Deambulano fra le file carrelli scossi come cavalli al palio di Siena. E si aggirano impaurite mamme anziane che cercano la figlia fra prodotti esteri, sughi preparati, merendine e detersivi. Ogni giorno parte un grande “nascondino” (detto anche a Bologna “cucco”) dove si guarda di scatto girando l’angolo di un corridoio per sorprendere l’avversario ma il corridoio è deserto, o popolato da altra gente (“Pace mia mamma dietro al bancone degli affettatiiii!”). Intanto la figlia e la madre sono in realtà vicinissime in linea d’aria, la mamma è nel corridoio a fianco, ma le probabilità che si incontrino sono pochissime perché l’agitazione fa sì che la figlia si fiondi lontano verso il corridoio dei surgelati dove scopre un indizio agghiacciante: il carrello della loro spesa, stracolmo di roba, abbandonato all’angolo del corridoio  delle scope e dei detergenti stoviglie. Da solo. Immobile. Come un cavallo al palo di un saloon in attesa del proprietario. La mamma lo ha abbandonato per cercare la figlia. O forse è stata rapita da un pensionato a caccia di avventure galanti. I rischi della Coop sono infiniti. Intanto il carrello è là, in una splendida solitudine. Mentre la mamma, cercando di localizzare la figlia. è ormai verso il bancone del pane dove, dalla via che è già lì, acquisterà tre o quattro ragnoni. La figlia poi scorgerà laggiù in fondo al corridoio degli sciampi e bagnischiuma, un lembo del vestito della mamma che scompare dietro l’angolo. Allora correrà a vedere, ma si tratterà di una signora con un vestito che assomiglia molto. “Dove seiii? Cosa vedi da lì?”. “Non muoverti! Vengo io!”. Ma vengo dove poi che il labirinto è tale che neanche Minosse troverebbe più il Minotauro, al massimo una confezione di Pan di stelle. La Coop è un grande luna park anche per i bambini i quali, le poche volte in cui i genitori riescono a convincerli a non fare tutta la spesa dentro al carrello, sfuggono al controllo e finiscono sotto i banconi dei surgelati surgelando loro stessi (che dopo bisogna tirarli fuori dal freezer un po’ prima). Il finale di ogni nascondino e di ogni smarrimento sono le casse, il fondale naturale dove arriva la risacca delle nonne perdute. Qui, i protagonisti del gioco si rincontrano, fra baci, abbracci e i “dove cavolo eri finita?” del caso. Perché in fondo la Coop, è sempre un lieto fine (slogan che potrei anche vendere).

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