E per pagare una multa ci vollero tre giorni di ferie

Ci sono tanti errori che si possono fare nella vita, ma ce n’è uno che non bisogna assolutamente fare. E’ un errore apparentemente banale, normale, ma praticamente mortale. E’ quello di non essere in casa quando vi recapitano una multa. Che poi a volte non serve nemmeno essere in casa perché ci sono dei postini che arrivano con la raccomandata e siccome hanno fretta (o forse sono su whattsapp o oltre robe del genere), non suonano al campanello, mettono l’avviso nella buchetta e buonanotte. Loro vanno via saltellando felici, voi siete rovinati (abbiamo visto succedere questa cosa diverse volte). Se invece non siete in casa, siete ugualmente rovinati. Intanto il consiglio è quello di chiedere subito tre giorni di ferie, perché quello è il tempo necessario in cui, più o meno, riuscirete a pagare una multa. Nel quadro di una speditezza maggiore Il Grande Ufficio Complicatori ha inventato una di quelle cose che l’hanno reso famoso in tutto il mondo. Successo veramente. Un bel giorno trovi in buchetta l’annuncio di una raccomandata non recapitata. Nell’annuncio c’è scritto che devi andare a ritirarla in via Canova. La ricerca di via Canova richiede il suo tempo essendo via Canova a San Culez, rispetto a tutte le strade che più o meno si sa dove sono. Dopo un lungo viaggio ai margini delle tangenziali e degli stradoni pieni di rotonde, il povero navigatore scorge via Canova (e urla “Terraaaa!” come Colombo, ma non Colombo quello che del traffico, ma quello che fortunatamente non ha tracciato delle ciclabili sulla Pinta o della Nina). Via Canova è un posto delle Poste dove ti siedi e aspetti col numerino come tutti i posti delle Poste. Davanti hai della gente che senti che dice che era in casa e non capisce perché gli hanno messo l’avviso in buca. Tutti quelli in attesa consultano Facebook febbrilmente. Quando tocca a te, scartabellano e ti danno un avviso di deposito di una cosa che è da ritrare in Piazza Liber Paradisus. Non dice cosa. Ma sembra grave, dal tono dell’avviso. A quel punto per assurdo speri in una multa e non a un cataclisma giuridico o a qualche infrazione epocale da cambiarti la vita. Il primo giorno di ferie è andato. Il secondo giorno è impegnato (occhio a non sbagliare orari sennò i giorni diventano quattro o cinque), a trovare la Torre A del Comune in Liber Paradisus e da qualunque parte guardate i totem esplicativi ci si accorge che non esplicano una minchia. Si va a tentoni riconoscendo la Torre A dalle facce tristi che entrano. Quarto piano e c’è una bella coda in un ambiente di una tristezza da binario morto di stazioni bulgare. Sulla destra, da una vetrata, si vedono laggiù le rovine di Beirut, nei pressi della stazione. Si pensa all’Alta Velocità e contemporaneamente anche all’Alta Velocità dei lavori. Sulla sinistra un corridoio buio con laggiù, nella penombra, un alberino di Natale spento. Si estrae il fazzoletto per asciugare le prime lacrime. Ogni persona in fila ha la faccia da funerale, rassegnata, come se gli avessero appena dato ventanni di galera. Alcuni scuotono la testa. Sono i multati delle feste. Si arriva al banco dopo la garrula attesa e l’impiegata ha il computer bloccato. Si valuta che, visti i precedenti, le possibilità che in un ufficio pubblico un computer sia impallato quando tocca a te è attorno al 98 per cento. Allora si va dalla collega. Si ritira la multa. Quando le racconti la trafila lei stessa sostiene che è uno schifo, uno schifo, uno schifo…Il giorno dopo si va a pagare la multa. E qui, se in posta, dopo una fila di mezzora, un computer si blocca beh…si sorride. Perché il sorriso è il sale della vita. Buon ritorno in ufficio! “Dove sei stato di bello?”. Risposta: “Ho pagato una multa”.

One Response to E per pagare una multa ci vollero tre giorni di ferie

  1. Daniela Rispondi

    20 gennaio 2016 at 08:39

    Se poi capita il giorno del presunto “allarme bomba” o magari ” prova evacuazione ” beh allora… Serve un giorno di ferie in più!

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