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E quando ci si dimentica il nome:
“Bèla bomber? Come va la vita?”

“Bèla bomber! Come stai?”. Attenzione a frasi di questo tipo. Quello che ve la dice, col faccione divertito probabilmente, anzi sicuramente, non si ricorda come vi chiamate. “Bèla bomber” è un soprannome che va bene a tutti, confidenziale, che fa anche piacere, ma poi realizzi che non sei mai stato un bomber o che non hai mai giocato a calcio e lì casca l’asino. La gente spesso, soprattutto passati i 45-50, comincia a non ricordarsi più i nomi e allora usa tutta una serie di soprannomi per sopravvivere agli improvvisi incontri con gente che non vede da un po’. Uno poi a sentirsi chiamare “bomber”, sotto sotto, un po’ gongola beotamente. Altro esempio: “Ooooo, abbiamo il boss qui! Ciao boss come stai?”. Non sa chi sei e si rifugia nel “boss”. Non chiedergli però: “Come mi chiamo io?”, perché sarebbe crudele. Sarebbe capace di risponderti: “Sì lo so come ti chiami, ma per me sei il boss”. E poi ancora, anche così, secco: “Comandante!”. A “Comandante” chissà cosa prova uno che non ha mai comandato una minchia, neanche a casa dove il comandante è asssolutamente la moglie. Il bello è che poi, al bar, quello diventa per tutti il comandante senza nessun motivo. Del resto i bar sono pieni di geometri che non sono gometri, di dottori che non sono dottori eccetera. Un’altra cosa che usa quando non ci si ricorda un nome è: “Mitico!”. O anche “Grandissimo”. Oppure: “Idolo!”. Si usano enfatizzandoli come se si fosse ai sette cieli per aver incontrato quella persona. In realtà frega pochissimo, è che non ci si ricorda come si chiama il tipo e allora si maschera con un festeggiamento falso, come un rolex al mercatino dei polacchi. Uno si sente dire “Idolo” e magari un po’ ci crede. Così il problema del nome proprio passa in secodo piano. A patto di non incontrare gente cattiva. E ce n’è. Scena. Due si incontrano in Piazza Maggiore e uno fa: “Ciaaao! Mitico! Come stai? Soccia che piacere”. E l’altro, in questo caso la persona cattiva, risponde: “Sì, ma chi sono io?”. A quel punto hai un bel da dire: “Ma come chi sei? Il mitico no?”. Perché l’altro infierirà: “Sì, ma come mi chiamo?”. Lì sei morto. L’unica è far finta che abbia vibrato il telefonico, lo prendi fuori di scatto e fai: “Scusa, mi chiamano, una telefonata importante che aspettavo. Scusa. Ci becchiamo in giro, ciao, ciao!”. Che l’altro vada via sussurrando “Che imbezèl” è una chiusura di scena pressochè perfetta.

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