Dai che c’è il tradizionale rogo della scimmietta

Ogni anno c’è la corsa a fare un Vecchione da bruciare a Capodanno che non sia un Vecchione, come la tradizione vorrebbe. Guai! La tradizione evidentemente fa accapponare la pelle. Dopo la pecora di Bè estiva che non c’entrava una minchia di niente (e che anzi, dava dei pecoroni a tutti i cittadini) adesso salta fuori il Vecchione fatto a scimmietta che naturalmente non c’entra un altrettanto minchia di niente ma deve avere per forza una simbologia. Daaaaai, famolo straaaano! Allora, menandosela molto (ma molto molto) la motivazione è: la scimmia da circo ammaestrata rappresenta l’uomo vittima delle sue convenzioni, incapace di azionarsi autonomamente (infatti dietro alla scimmia c’è una chiavetta da carica). Certo che ci vuole il nuovo nella vita, ci vogliono i creativi, ci vuole lo svecchiamento, ma ci vorrebbe anche un bel senso della misura che si perde ormai nella notte dei tempi. I vecchi pensionati della piazza (ma non solo loro) che comunque esistono e che, purtroppo per i “Grandi Complicatori” sono parte di Bologna, quando lo vedranno diranno, come già l’anno scorso: “mo cuss’el cal bagaj lè?”. Perfetto. I “creativi” avranno raggiunto il loro scopo di farci tutti più felici

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