E tutti i cuochi uscirono trionfanti dalle cucine

Alè, giochiamo tutti a fare i cuochi. Masterchef. Moda dilagante anche a Bologna. Ci si insulta come fanno gli chef in tv perché funziona solo così: se dicono che una cosa è buona non li guarda più nessuno, devono dire sempre che fa schifo. E la gente gode. A vedere dei poveracci che hanno tentato di fare un piatto e si sentono dire che sa di cacca. E’ la moda. E adesso i cuochi escono dalle cucine che è una bellezza. Come una transumanza. Perfino nelle pizzerie a un certo punto il pizzaiolo viene a fare un giro fra i tavoli e ti dà la mano infarinata. “Il nostro chef”, dice il proprietario. E succede anche nella trattoria di periferia dove la Gina, la cuoca, viene spaccciata per chef, viene fuori col cappello da Gordon Ramsey e truccata come una troiona mentre, poveretta, è una che ha sempre fatto delle gran crescentine alle feste dell’Unità.

Il proprietario spara. “I francesi hanno detto che nel 2004 era fra le prime dieci cuoche d’Europa”. Vai mo te a controllare. Adesso ti apparecchiano la tavola, ti mettono i piatti e i bicchieri ed esce tutta la cucina a ringraziare, sguatteri e lavapiatti compresi. Scroscianti applausi e poi si comincia. Ogni volta che esce un grissino tornano fuori tutti. “Tutto bene?”. Ecco, il “tutto bene” pronunciato da quel signore con gli zoccoli da infermiere di ospedale, il grembiule sporco, la bandana unta è inquietante. “Tutto bene?”. E si piazza lì. Tu, che non hai finito i tortelloni perché facevano pena, balbetti un: “Buonisssimi, è che non avevo fame…sti aperitivi…ho mangiato troppo pane…”. E lo chef accompagna con un “Eeeh, lo so, ma l’importante è che le siano piaciuti”. A volte si tenta di nascondere il piatto non finito fra il tavagliolo mettendoglielo sopra. Il bello è guardare queste scene da un altro tavolo. Si vede l’uomo a capotavola che parlotta con le persone a fianco con la faccia truce indicando nel piatto, poi arriva lo chef zoccolando elegantemente come se stesse passando da urologia alle terapie intensive. La faccia del capotavola si illumina, si danno la mano, c’è tutto un gran annuire con sorrisoni reciproci. Appena lo chef ciabatta verso altri tavoli la faccia del capotavola torna truce, i gesti della mano verso il piatto sempre più secchi e incazzati, smorfie disgustate, espressioni attonite. Gli chef sono abilissimi e si girano di scatto in quei casi. E il capotavola di prima si blocca trasformando il ghigno in un sorriso, come in un fermo-immagine. “Un-due-tre per le vie di Roma!”, zac! Lo chef lo fissa. Ha un sorriso come dire: “T’ho beccato, sfigfhè”. E si rigira. Insomma è una guerra di nervi. Ma ognuno è fiero del proprio ristorante di fiducia. Tanto da sciorinare zecche a profusione. “Sabato sera ti invito a mangiare  da Bicchiero Paressi, lo chef famoso in Francia da otto anni (nessuno l’ha mai sentito). Adesso è venuto qua da noi, al Ristorante Pizzeria Tovoli, per deliziarci. E’ tre molliche Michelin…”. Che uno poi chiede cosa sono le molliche. E subito viene zittito. “Ma come? E’ un grado più alto delle stelle non lo sai? Chi è Mollica Michelin oggi è il massimo. Lui ne ha tre”. Vai mo te a controllare. Cavolo, stavolta invece voglio proprio andare a controllare.

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