Ma quello è un rapper? No è mio nonno

L’uomo si dice sia un bambino e resti bambino fino a 80 anni. Sì, okay, ma qui stiamo esagerando. La corsa a essere “gggiuovani” coinvolge un po’ tutti, anche le donne ovvio, che si leopardano, si colbaccano, si stivalizzano, si palestrizzano, si punturizzano, si labbronizzano con inesorabili conseguenze. L’uomo bolognese però è scatenato. Ha cominciato arrostendosi con le lampade, ha proseguito comprando scarpe da tennis tecnicissime che ha indossato sotto completi giacca-pantalone per dare l’idea di bel spurtìv, ha rincarato la dose con bomberini lucidi portati sul jeans stretto a mostrare pacchi, paccotti e contropaccotti per teletrasportarsi, nelle fantasie delle leopardate, sempre e comunque essere sempre uno che torna da Cortina. Tutto questo a 60 anni. O anche a 70. Di solito dietro c’è una donna. Che non è la moglie. E la moglie lo sa. Sennò uno non si concerebbe così. Adesso nei pressi delle palestre ti si affiancano sagome di uomini quasi sempre scesi da una Smart (che ormai è la succursale del Suv, anche per come viene guidata), con il seguente look: braga della tuta che si appoggia su due scarpe ginniche che i carrarmati americani fanno scappar da ridere, piumino rigorosamente smanicato a nido d’ape nero lucido che sembra che piova da un mese, una felpa con cappuccio messo in testa (di solito è una felpa con una scritta molto aggressiva, tipo “Fuck a tott al mond”) e un volto truce con barba di quattro giorni. Spesso sotto al cappuccio c’è anche una cuffia da Rocky mentre va su e giù nella scalinata. E’ un rapper? No. E’ un deejay che va a mettere su di cd in discoteca? No. E’ mio nonno. Il “Giovanile”, aggettivo molto usato fra le donne (“è un uomo anzian ma ancora molto giovanile”) entra trionfante in palestra, sudando già, fa 850 addominali, 1200 dorsali, un’ora di pesi e a volte otto ore di attesa al Pronto Soccorso del Maggiore per via dello schioppone che inevitabilmente si palesa al primo sorso di Enervit o di Red Bull. Il motivo? Si cerca di essere pronti per la ventenne di turno (fattore fisiologico che colpisce oltre i 60) la quale ventenne però, dal canto suo, fa un rapido ragionamento e a quel punto si mette con uno della sua età vestito uguale. Uno che fa molta meno fatica in generale, in tutti i sensi. Il “giovanile” allora balla una sola estate, come si soleva dire. O un solo inverno. Lì ha due soluzioni: o fa il deejay veramente, ma per una radio privata solo musica anni 60, o si trasferisce a Santo Domingo dove può stare anche in ciabatte che rimorchia comunque. Anche perché se sta qui può avere solo a che fare con donne di pari età che vestono come lui (ma al femminile) la qual cosa crea un cromatismo di colori e di look a volte molto bizzarro e singolare. Sono donne che si sono rinsecchite in palestra perché hanno già sudato il sudabile, donne che spesso e volentieri tendono al verdognolo, ma qui entriamo nel misterioso universo di Avatar. Fatto sta che i “nuovi rapper” si stanno moltiplicando. Skrecciano sui dischi, scaracciano nei tombini (anche perché le dentiere favoriscono la salivazione), prendono pilloloni e corrono disperatamente su tapis roulant che alla fine danno un risultato lampante: hai corso, hai corso ma sei sempre lì.

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