“E’ una giornata tremenda…”. Siccome sono le 9 del mattino non ci credo

Ore 8,45. Entra al bar una signora di media statura, mora, cappotto verde. Si vede che è cliente abituale perché fa: “Fammi un caffè va là…che è una mattina terribile…”. La barista cerca di approfondire a puro titolo di conforto: “Subito così all’inizio? Come mai?”. “Aaaah…”. Disolito il “aaahhh” rassegnato prelude ad una piccola apocalisse. E subito giù una sfilza di problemi, da una sveglia che non ha suonato, a un figlio con 37 e 2 di febbre, a uno che chiudeva il passo carraio, alla macchina che non partiva.

Basta restare lì, indugiare nel caffè (essendo in anticipo su un impegno di lavoro) per assistere ad altri casi. Ore 9,10. Viene dentro una signora bionda con camice azzurro, probabilmente da un negozio accanto. “Mi fai tre cappuccini da portare via per favore…guarda, è una mattina tremenda…”. La barista, come da copione, chiede come mai. “Ho il negozio pieno di clienti e non so come fare. Due per il colore, l’altra per la messa in piega, io non lo so. E poi devo andare in posta a fare una raccomandata…tremenda, una giornata tremenda”. La signora esce salutando con un affranto: “Ti saluto va…”. Ore 9,20. Entra una signora elegantissima, un po’ leopardata sia negli stivali che nella borsa, occhiale scuro, cotonata di fresco. “Mi fai un caffè per favore?”. Poi, dopo un pausa che potrebbe sembrare rincuorante, fa quasi fra se e se e poi verso la barista: “Giornata terribile..E’ cominciata male. Dovevo andare in posta e c’era la coda, ci vado dopo, poi devo passare dall’estetista, passare a ritirare un vestito e andare a pagare un conto che ho lasciato dal parrucchiere, guarda è un disastro. Ho già mal di testa adesso”. La barista che si è alzata alle cinque e mezza e dalle sei e mezza è già al bar, annuisce contrita ma dentro di se chissà a cosa pensa.

In pratica un tre su tre. Tre persone nel giro di poco tempo hanno detto che la giornata è terribile. Che giornata mai sarà per essere così negativa, terribile, tremenda, fin dalle prime ore? Una congiura spaziale? Una coincidenza di influssi negativi sulla terra? Un effetto di un mutamento zodiacale? Entra anche un uomo poco dopo: “Fammi un caffè al volo. Ho un casino in ufficio che la metà basta”. Quel “la metà basta” ovviamente è come un montante nello stomaco ma questo è un fatto personale. Anche per lui è una giornata tremenda. La lamentela maschile sulla giornata tremenda però è più leggera, più secca, lievemente meno drammatica.

Ore 9,40. Entrano due donne giovani, vestite in maniera aggressiva, trucco pronunciato. “Soccia che giornata!”, attacca una. La barista serafica fa: ”Ma cosa c’è oggi? Si lamentano tutti”. E le due spiegano che sono in giro da un’ora e non sono ancora riuscite a trovare un tal negozio, hanno preso la multa per divieto di sosta ed entro mezz’ora devono essere a Borgo Panigale. Il commento laconico della barista è: “Ah ci sono delle gionate storte…che nascono proprio male”. Alle due non pare vero e attaccano una tomella su una serie di problemi che le avrebbero coinvolte di lì a sera. Poi, due minuti dopo, il colpo di scena. Entra un tizio sorridente. “Un caffè”, ordina squillante. La barista:”Come stai Marco?” (lo conosce, ovviamente). “Benissimo! Oggi funziona tutto alla grande, due o tre incastri fortunati, speriamo che duri. E’ partita benissimo però”. Rapido cenno di intesa con la barista. Abbiamo capito che quel signore ha bisogno di aiuto. E chiamiamo il 118. Quando è arrivato in ospedale, pare sorridesse e fosse ancora contento. Anche se, intimamente, molto consapevole della sua sventura.

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