“Guarda, come si sta bene all’estero…mica come qua”

rsz_signore_2Succede quando si torna dai ponti lunghi, dalle vacanze natalizie o pasquali (come queste). Serve il solito bancone di un bar elegante col gruppetto di signore eleganti ed elegantemente abbronzate. La colazione è un momento topico delle chiacchiere, dopo l’accompagnamento a scuola della figliolanza. Difficile, tra parentesi sentire, caffè, caffè, caffè anche per me. Roba medioevale. Adesso è più facile sentire: a me un Ginseng, a me un cappuccio di soia, a me un orzo in tazza grande (chissà perché è difficilissimo che l’orzo sia in tazza piccola), a me un caffè lungo con latte freddo, a me un deca cremoso con zucchero di canna. Nostalgia insomma dell’epoca del caffè e basta. Va bè. Il dialogo è quasi sempre sulle vacanze. C’è una che parla e le altre che ascoltano. Quando una parla, bisogna premetterlo, alle altre non frega assolutamente niente di quello che dice quella che sta parlando e gli sguardi saettano qua e là per controllare il flusso del bar, per vedere chi c’è e soprattutto per vedere se c’è qualcuno che sluma. In questo caso quella che parla parla della Corea ma potrebbe essere un qualsiasi altro paese che non sia l’Italia. “Allora prima di tutto, l’educazione, guarda,
sono educati, gentili, ti chiedono dove devi andare, mica come qua che non ti guardano neanche”. Pausa. “E poi funziona tutto alla perfezione, gli orari, i treni, gli autobus, arrivano all’ora che devono arrivare e la gente è ordinata…oh, si mettono in fila uno alla volta, pensa te, mica come qua che è tutto un casino e facciamo a spintoni per salire in treno o in autobus”. Pausa con le altre che annuiscono con movimento distratto della criniera, un po’ meccanicamente come i cagnolini di una volta nei lunotti posteriori delle macchine. “E poi i bagni pubblici…guarda, puliti, perfetti, con il ripiano per sedersi che viene giù meccanico, la carta che si srotola da sola, ti viene proprio in mano e se non lo fai tu ti pulisce lei e poi si tuffa nel water, guarda una cosa, una cosa, mica come qua che ci sono i bagni che sono uno schifo, una roba una roba…”. Adesso le altre devono per forza manifestarsi ed uscire dall’annuire e una dice: “Ah è così…”, guardando nel vuoto. E un’altra: “L’ho notato anch’io l’anno scorso in Norvegia…”. E’ una chiave che serve a rivitalizzare il racconto. “E poi le scuole, ecco guarda, una cosa meravigliosa, siamo andati a vedere…insegnanti preparati, bravi, tutti gli alunni col computer sul banco, le merende superconfezionate e col timbro di controllo del loro comitati per l’igiene…mica come qua che i nostri figli mangiano delle schifezze, delle merendine che non si sa neanche con cosa son fatte. Là ti fanno proprio vedere come son fatte, c’è un video per ogni merendina che ti fa vedere l’origine”. Le altre sorridono e continuano ad annuire: “Ah è così…”. Sorso al cappuccio di soia e via. “E poi a guidare, tutti tranquilli, in fila, educati, sorridenti, socievoli, con le macchine che parlano, che ti chiedono come stai e cosa fai quest’estate…guarda, fantastico, io non ci volevo credere. Mica come qua che son tutti isterici, passano col rosso, non osservano i limiti…là se non osservano i limiti non gli fanno la multa eh, no, non li mettono dentro…no,no, li eliminano, sì, passa uno con un inceneritore e zzzzz, e te sparisci, guarda bellizzimo! Mica come qua…che uno lo arrestano e lo mettono fuori subito.  “E poi i parcheggi…tutti perfetti, tutti squadrati, nessuno che la mette in seconda fila. Macchè, ognuno ha il suo posto, guai…guarda io quasi quasi mi trasferisco, perché qua è diventato impozzibile….”. A questo punto è entrato uno nel bar e ha chiesto ad alta voce: “Di chè quel Suv in seconda fila che blocca le macchine? Io dovrei uscire”. E la signora che stava parlando, fa alle amiche sottovoce”: “Soccia, che spaccamaroni, scusate…”.Poi a voce alta: “E’ mio, adesso arrivo!”.

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