Gli Omarelli anti-parcheggio, l’incubo degli automobilisti

rsz_1rimozione_autoQuando si parcheggia una macchina o uno scooter in centro, bisogna tenere sempre presente una cosa: che si viene osservati. Ma non da una delle tante telecamere che ci fanno godere ogni giorno della nostra tranquillità grazie alla famosa privacy, per ottenere la quale firmiamo centinaia di pezzi di carta per poi essere ripresi da telecamere anche quando andiamo al cesso, bensì da un’altra entità misteriosa che agisce all’interno della città: il popolo del dietro gli scuri. Hai parcheggiato lo scooter, l’hai chiuso, ti sei tolto il casco, l’hai riposto nel sottosella, hai staccato le chiavi? Adesso guarda su, in alto. Per un attimo. Vedrai una finestra che si apre e la testa di una signora dai capelli bianchi che si sporge e ti guarda. Poi richiude subito gli scuri. Oppure un signore, dall’aria da pensionato, ne intuisci perfino la canottiera quando è caldo, che fa la stessa cosa. Questi soggetti che vivono nell’ombra hanno una missione da compiere, un dovere urbano inventato da loro che è: rompere i marroni. Quasi sempre, dopo aver richiuso gli scuri, se il tuo scooter (o la tua macchina) non è perfettamente fra le righe blu, o comunque in un posto dove si può parcheggiare, ma se è invece in un territorio neutro o proibito, loro, quelli del popolo del dietro gli scuri, sono già là, al telefono (forse ancora a muro o cordless che comunque tengono rigorosamente fisso dove c’era quello a muro) a chiamare il carro attrezzi. Hanno il numero scritto in grande di solito, attaccato al muro. “Caratrezzi” (a volte scritto così). La moto o la macchina intralciano? No. L’auto è stata messa in un punto che chiude l’accesso al portone della casa? Assolutamente no. L’avete messa nel loro spazio handicap personale? No. Non importa. La vista, da casa, del vostro mezzo disturba. Semplicemente fanno quel mestiere lì. Telefonare al “carattrezzi” per segnalare l’iniziativa di un povero disperato che ha trovato un posto dove la macchina non intralcerebbe nessuno, anche se è in sosta vietata e quindi punibile di multa. E godono della conseguente rimozione. A volte vengono anche giù in strada certi pensionati, a controllare da vicino la scena. Sono gli accertatori della sosta più efficaci che qualsiasi Comune possa mettere in azione. Perché vivono lì, dietro gli scuri. Acquattati come toponi nell’ombra. A leggere un giornale o un libro gli uomini, a guardare una telenovela o a rammendare le signore. Ma rigorosamente lì, accanto alla finestra, per sussultare al rumore del motore di uno che sta parcheggiando. Solo in quell’istante il loro viso si illumina di un malefico sorriso. Difficile che dicano dalla finestra: “Guardi che non si può lì. Fanno la multa!”. Guai. Vogliono che tu la paghi, e basta. Davanti a casa loro non ci devono essere macchine o moto parcheggiate, punto. L’omarello antiparcheggio varia però quando è in strada. E’ di un’altra tipologia. Tu parcheggi e lo vedi che lui ti guarda, fisso, fermo sul marciapiede. Quando hai finito le tue operazioni e cioè quando ti stacchi dalla macchina o dalla moto, tac, scatta col dito della mano a tergicristallo e fa: “Non si può lì, gliela portano via lì…”. Tu hai un disappunto visibile perché o dici: “Va bene, che me la portino via, non me ne frega niente”, o, per logica, torni alla macchina o sulla moto e la sposti. In realtà non è che te la portano via. Sono loro che, appena tu hai girato l’angolo, avvisano il carroattrezzi che c’è un auto da spostare. In pratica sono loro stessi, gli omarelli antiparcheggio che te la portano via. Poi si acquattano dietro a qualche finestra o portone per gustarsi lo spettacolo. Provano un piacere perverso. Un’erezione psichica da Arancia Meccanica. Poi vanno su in casa e festeggiano, con la moglie. Che magari ieri ne ha beccato uno dalla finestra. E dalla finestra vale doppio. Nella loro personalissima classifica a punti del Rompimarons Challange.

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