Guarda come sono bella, così parlò Zarathustra

Col cavolo che è il cuore lo specchio dell’anima. E’ Facebook, altro che storie. Basta andare lì e si capisce tutto. Quando non conosci bene qualcuno e quel qualcuno ti dà l’amicizia su Facebook ti bastano cinque minuti per capire se è un cretino o no, se è intelligente, se è uno complicato, se è un semplice, se è presuntuoso, se è umile. Tutto. Uno specchio fantastico. Un grande servizio per evitare brutte sorprese a distanza. O belle, a seconda dei casi. Vanno molto di moda i selfie. Che una volta si chiamavano autoscatto, ma fa niente, ci vuol pazienza. Andiamo avanti a briefstorming e robe del genere, bisogna farci l’abitudine. Nei selfie, soprattutto le ragazze, spesso anche le donne chiamiamole così, perché non si offendano, “adulte”, amano fotografarsi in pose lascive o con vaghe parvenze di sessualità (a volte altrochè vaghe). Allora, si vede la leopardata, con la frangia che le copre metà faccia, l’occhio torbido, un ginocchio e mezza coscia che spuntano (la foto spesso fa abbastanza schifo perché è fatta attraverso uno specchio e poi cipollata con filtri e filtracci di Istangram) e poi l’autocommento: “L’intelligenza è invisibile per l’uomo che non ne possiede. (Schopenauer)”. E a quel punto si scoppia in una risata incontenibile. Alcuni connubi fra foto e citazioni sono irresistibili, forse ai livelli più alti della comicità in circolazione oggi. C’è la mania di unire il senso cosiddetto del “gnoccame” alle citazioni letterarie, colte, di personaggi famosi. Come se servissero a sottolineare qualcosa e invece non sottilineano una minchia di niente. Un po’ di esempi: quarantenne (crede che le si possano dare trentanni ma si vede che trentanni hanno la coda) seminuda, vista da dietro, coperta da un lenzuolo per metà, che guarda da sopra la spalla con un occhio come volesse disintegrarti e sotto il commento: “Gli errori sono allegri, la verità infernale. (Albert Camus)”. Che non c’entra niente. Ma evidentemente alza lo spessore intellettuale del selfie. Oppure. Primo piano di una ragazza, giovane ma non troppo, che morde una mela con la testa rivolta all’indietro e sotto la frase: “I nostri pensieri danno forma a ciò che noi supponiamo sia la realtà. (Isabella Alliende). E sotto c’è un commento di un amico: “E te soccmel”, che in effetti fa un bel contrasto. Chissà cosa direbbero tutti i chiamatiin causa, dalla Allende a Camus, se vedessero per cosa vengono usate le loro frasi. Pioverebbero denuncie. I commenti sotto sono poi di due categorie. O ridicoli con vago sentore da presa in giro, tipo: “Ammazza! Non ho dormito stanotte”, “Mamma mia che visione, sei irresistibile”, “Va là che la Jolie non ti fa un baffo”. Oppure c’è chi la prende seriamente tipo: “Sei bellissima”, “Splendida”, “Fantastica”, “Come fai a essere sempre così in forma” eccetera.
La titolare del messaggio conta i “mi piace” e se sono più di cinquanta va in erezione psichica e di notte si sogna di mettersi con Briatore. Siamo messi così. Poi si scoprono a volte vecchie amiche, tipo una che era alle elementari con te, che aveva gli occhiali col tampone di garza in un occhio, e che adesso se la racconta e fa la supergnasca, con uno sguardo convergente che lei spaccia per strabismo di Venere, vestita con un pelliccione bianco e sotto niente, con il commento: “Non importa quanto si dà, ma quanto amore si mette nel dare. (Maria Teresa di Calcutta)”. Alti livelli. Anche perché uno, non so chi, forse un nostro compagno di allora, perché il nome mi diceva vagamente qualcosa, ha commentato sotto: “Sta mo a sentire Calcutta…làssa bàn pèrdar va là”.

 

 

One Response to Guarda come sono bella, così parlò Zarathustra

  1. Maurizio Marchesini Rispondi

    22 marzo 2015 at 12:04

    “Correva l’anno…” Questo periodo verrà ricordato così dai nostri nipoti. Ovviamente anche le pose delle foto fatte con i telefonini, come tutto del resto, subiscono inevitabilmente l’effetto delle mode e del tempo che passa. Il piede. Che soddisfazione c’è a fotografarsi il piede quando uno (di solito però è una) è al mare? Si capisce che è fatta a Torre Pedrera solo perché viene nella localizzazione del telefonino. Una fotografia del mare o di una barca, non rende meglio l’idea della vacanza? Però, vuoi mettere l’unghia? E quelle belle foto fatte contro lo specchio del bagno con il “cesso” in bella vista che nemmeno sui cataloghi dell’Ideal Standard? Spesso manca la didascalia “Io sono quella a destra”, e questo ci mette in grossa difficoltà… Gli altri soggetti della top ten possono essere: il tatù, il pollice che dice “ok”, i fiorellini sulle unghie, il selfie con la bocca a “culo di gallina” (che fa così tendenza), ma con tanto di nota: “Vorrei dire ha tutti, anke se nn c’è ne’ bisogno, che questa lo fatta ieri”. E seguono i cuoricini, senza la “q” ma soltanto perchè sono i disegni che fa il telefono. Però abbiamo rischiato grosso.

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