“Ho un vestito da URLO”…e sale l’inquinamento!

rsz_da_urloL’inquinamento sonoro sta aumentando in maniera incredibile, compreso il fatto che la gente si spaventa pure, da quando le cose belle, che ci piacciono molto, che ci rendono pieni di entusiasmo, sono “da urlo”. “Ho comprato una maglietta da urlo”, “Quello spettacolo è da urlo”, “Ho visto un film da urlo”. “Ho fatto una vacanza da urlo”. “Ho conosciuto una da urlo”. Non esistono più gli aggettivi che indicano un livello medio. Esistono solo dei maggiorativi o dei dispregiativi. E’ l’era dell’eccesso. Uno non e’ più semplicemente bravo. O è bravissimo o fa schifo. Uno spettacolo o è straordinario o è un cesso. Non esiste più un bello spettacolo o uno spettacolo normale. Un tizio è un grande o uno stronzo. Esiste il fantastico e l’orrendo. Anche quando si presenta la gente: “Ti presento il più grande esperto di computer d’Italia…”, “Lui è il più importante agente di assicurazioni di Bologna”. “Lei gestisce la miglior agenzia di eventi d’Europa”. Oppure: “Lui è stato il più grande smunitore di cessi del pianeta”. E’ sempre il più grande, il migliore, fateci caso. Non si presenta mai uno in modo normale. Adesso va di moda il “da urlo”. Da urlo vuol dire che una cosa è così bella, così eccezionale, fantastica, che uno si mette a urlare. Infatti in città si sentono sempre più spesso e frequenti urla pazzesche che provocano tensione in un primo momento, ma subito dopo ci si tranquillizza perché si realizza che l’urlo non è perché ti stanno facendo paura o ti stanno accoltellando, ma perché la cosa che stai facendo è “straordinaria”. “Straordinario” è un altro termine usatissimo. Quel tal giocatore è straordinario, quella canzone è straordinaria, Gino quando fai dei rutti straordinario, la trattoria di San Culo è straordinaria, i dolci della pasticceria tal dei tali sono straordinari. Vuol dire che non ce ne sono altri migliori. Straordinario vuol dire che gli altri possono chiudere tutti e andare a letto perché pon ce n’è più per nessuno. Insomma si urla. Continuamente. E fra cinni che urlano continuamente per definizione, operai dei lavori in corso che urlano perché sennò non si sentono tra loro, gente che urla perché si chiama da lontano, venditori al mercato che urlano per pubblicizzare la loro roba, adesso ci sono gli urli per le cose da urlo. L’altro giorno una signora, in un negozio di abbigliamento, stava provando un vestito e quando è arrivata davanti allo specchio ha cacciato un urlo pazzesco a squarciagola perché era bellissimo e anche perché così sarebbe stato giustificabile che di lì a poco, incontrando un’amica, avesse detto: “Ho comprato un vestito da urlo”. Di solito il “da urlo” è relativo a cose che ti vengono raccontate, che tu non hai ancora visto e di conseguenza succede che, subito dopo, anche tu hai voglia di andare a vedere quel film, a mangiare in quel ristorante, a vedere quello spettacolo per urlare come un pazzo. Nessuno dice: quella cosa è da sospiro, o da gemito, o da rantolo, o da sussurro, ma da urlo. L’opposto di urlo è il termine che va a indicare una cosa brutta, negativa, che provoca ribrezzo, una cosa che non ti ha lasciato mezze misure e che non ti è piaciuta e cioè “da vomito”. Esistono spettacoli da vomito, film da vomito, uomini da vomito, donne da vomito, traffico da vomito, comportamenti da vomito. E si deduce che quindi ultimamente c’è gente che rimette che è una bellezza.  Il termine moderato, che indica una cosa fra il buono e il cattivo: “così così”, “axè axè” (in dialetto), viene usato solo da qualche vecchio pensionato di piazza. Oppure “Insàmma”, potrebbero dirti quando una cosa non convince fino in fondo. Ma anche loro sono pronti poi comunque a dire: “L’è un spetàquel”, o “al fa caghèr!”.

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