I lunedì del calcetto e del “perchè lui…”

Lunedì sera. Tavoli di donne. Una volta, le donne facevano di solito tavolata il venere, quando i fidanzati o i mariti uscivano con gli amici (la famosa serata libera nei dispari della settimana, i pari invece si esce assieme). Adesso è tipico del lune. Detta anche “la serata del calcetto”. Un classico. Gli uomini, “i ragazzi” (si fa per dire dire perché pullulano le pance da ottavo mese di gravidanza), al lunedì sera vanno a giocare a calcetto, o per meglio dire a sbrisolarsi le ginocchia su terrificanti terreni sintetici, a sfidare le praterie dell’infarto, a solcare il firmamento degli strappi muscolari. Campetti annessi a centri sportivi, aloni di fari nel buio della campagna, urlacci, rantoli ansimanti, esplosioni di giubilo, fino a ore impensate perché “soccia, c’era solo dalle undici a mezzanotte, io l’ho prenotato lo stesso!”. E le donne quasi sempre a mangiare una cosa tipo il sushi perché “dai facciamo una cosa diversa” o in qualche pub a fare l’aperilungo, l’apericorto, l’aperilargo, l’apericazmel. Il suono tipico che si sente passando vicino a quei tavoli è questo: “Perché lui…perché lui…perché lui…”. Parlano di lui, che non c’è, e si lamentano. Nessun uomo al mondo è mai uscito vivo da un “perche lui”. Il “lui” è stato smontato, sezionato, strizzato, spremuto e alla fine il suo significato è ai minimi. Il suono tipico invece che si sente passando vicino a quei campi di calcetto non è “perché lei, perché lei, perché lei”, di lei in quei momenti non frega a nessuno. Il suono è “Ahhiaaaa!”. Perché, mentre le donne sono a cena e si esercitano nella demolizione scientifica del partner, l’uomo si fa male. Spesso. Distorsioni alle caviglie, ginocchia gonfie, “znestar” (il famoso colpo della strega detto in bolognese), abrasioni, crisi polmonari, crisi isteriche, crisi di pianto o crisi di tigna che sono quando uno si incazza manda tutti a quel paese e va via col pallone che è il suo.

Le donne tornano a casa da quei lunedì con in bocca il sapore di zenzero, di soja, di grappa di rosa (qualcuna ha anche un po’ trincato perché il “perché lui” induce molto a bere), ma a volte non tornano neanche a casa, vanno direttamente al pronto soccorso dove lui è già là con la borsa del ghiaccio su un ginocchio che sembra un melone. Fa anche un po’ senso lui, perché è molto spesso rovente e strinato in faccia e sul collo, per via del week end al mare in cui non si è dato la crema. L’immagine che ne consegue è raccapricciante. La frase a quel punto eh: “Sei un cretino, se non sei allenato, perché devi fare questi sforzi? Il cognato della Bea è morto, lo sai”. Lui si tocca.

Si torna a casa per le quattro-quattro mezza. Se invece le donne rientrano senza ricevere la telefonata di lui che si è strappato all’inguine (lei poi a volte dice anche con rabbia: “se ti strappassi i marroni”), allora c’è lui sul divano distrutto, già bendato e ingarzato in una caviglia o che zoppica per la casa come uno sciancato che “mi sa che domani non riesco mica ad andare a lavorare”. Lui si sente calciatore vero, caduto sul campo nella dura pugna, lei si sente moglie di un cretino che a sessantanni e con quella buzza continua a credersi Ibrahimovic. Il fine serata è questo: lui steso a pancia in giù sul letto che si lamenta come uno in fin di vita mentre lei lo massaggia col Voltaren gel ma non serve assolutamente a niente perché lui è un rottame da buttar via. La casa è impregnata di odore di olio canforato. Lui non dormirà tuta la notte dal male. Lei nemmeno, ma dal bere, perché aveva esagerato con la soja dal giappo. E per fortuna è solo lunedì.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *