I tre punti fissi di queste vacanze

“Eh ma molti sono ancora via”. E’ la frase del giorno in questa fine estate in cui nelle città è pieno di extracomuntari finti e cioè di gente del luogo appena tornata dalle vacanze, nera come la pece per essersi carbonizzatta al sole e assumendo così di conseguenza un aspetto somalo o senegalese o comunque africano. (“Mo chi èl lu lè? Un naigar?”. –Mocchè l’è l’elettrizesta dla Bulugneina, l’è stè alle Bahamas”). Un estate che scollina comunque all’insegna di tre punti fondamentali che hanno caratterizzato la vacanza di milioni di persone, tre leit-motiv, tre punti fissi, tre snodi attorno ai quali si è srotolato il periodo di ferie.

1) La ricerca disperata del wifi. Negli alberghi, nei villaggi, negli sperduti lodge, per strada, nei ristoranti, nei bagni, il popolo delle vacanze ha cercato il wifi. A tutti i costi, a pagamento, facendo abbonamenti assurdi, aprendo account misteriosi con altrettanto misteriosi dispositivi online. Si vedevano persone di qualsiasi età brandire i cellulari come rabdomanti a caccia di metalli pregiati. Visti, per esempio in Sudafrica, gruppi di italiani fermi fuori da un Despar, perché nel raggio di venti metri c’era il wifi. Non potere andare su Whatsapp o su Facebook per molti è stato mortale. La cosa ha rovinato le vacanze. Musi lunghi, umori pessimi. Poi…passando accanto a un negozio…le facce si illuminavano…ecco! ecco! Qua c’è!”. Negli aeroporti poi la beffa: “wifi free”, c’era scritto. E quindi giubilo immediato. Poi quando ti connettevi bisogna iscriverci a una roba pazzesca dando anche le misure del tuo spazzolino da denti, per poi navigare per dieci minuti. Un dramma. Ma il problema del wifi non era per navigare, guardare la mail o altre cose ma uno solo ( e fa parte del punto 2 come conseguenza diretta): andare su Whatsapp o Facebook per poter mettere le foto delle vacanze.

2 ) Le foto delle vacanze. Dopo tanti anni di sofferenza adesso finalmente possiamo. Finalmente possiamo mettere le foto dei nostri piedi sul lettino con lo sfondo di qualcosa. O le foto dei piatti che stiamo mangiando. Erano anni che lo volevamo fare ma adesso “I can”. Quindi Facebook, Whatsapp e anche Instangram, hanno fatto registrare il record assoluto di gambe anonime con piedi in primo piano su fondali suggestivi, mari da sogno, ma anche ombrellazzi da riviera di seconda mano. E accanto i commenti. “Bello”. “Beato te”. “Come ti invidio”, o anche “Accidenti che gambe” (se si trattava di soggetto femminile). Poi le foto di quello che si è mangiato. Chissà perché, ma quasi tutti hanno fotografato dei piatti con intingoli più o meno artistici e li hanno offerti all’altare del web,quasi immolando l’instangram sacrificale, l’immagine sacra e votiva, come a porgere un sublime dono agli dei del rutto. Quindi foto di gamberoni, di ragù scaccolanti, di pesci morti in padella, di riccioli di bronze confezionati da sapienti mani di masterceffi di qualsiasi dove.

3) La pipì. Per chi ha viaggiato in gruppi, gruppi di amici, di famiglie, pulmanini, macchine, pulmanoni, l’estate è ruotata anche attorno alla frase “Scusate, io avrei ancora la pipì”, pronunciata otto volte su dieci da una donna. Un problema naturale per carità e comprensibilissimo, ma leggermente invasivo se, per esempio sull’autostrada Bologna-Riccione, la sosta pipì è richiesta a Imola, Faenza, Forlì, Cesena nord e sud, Valle Rubicone, Rimini Nord e Rimini Sud. Senza Telepass uno avrebbe potuto anche impazzire, però questo era il problema, poco da fare. Ma d’estate, si sa…bisogna bere molto e quindi…sarà per quello.

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