Il conoscente “peso” che arriva e non ti molla più…aiuto!!!

Salisbury open air market , Wiltshire . 1895

Succede quando sei seduto per esempio a un tavolino di un caffè, all’aperto, e stai chiacchierando con qualcuno. A volte di cose importanti, a volte di facezie, ma non è questo il problema. Fatto sta che magari sei con una persona con cui stai volentieri, arriva uno che conosci, sta passando di lì, ti vede e cosa fa? Ti ferma e ti saluta. Tu lo presenti all’altro se lo conosce. Bene: qui scatta la differenza fra pesante e non pesante. Il non pesante scambia due frasi, due parole, qualsiasi cosa vaga sui temi classici: come va, tutto a posto, sto tempo, sto Bologna eccetera. Poi va via. E tu puoi continuare il dialogo con l’amico o con l’amica. Il pesante invece ha un atteggiamento completamente diverso. Intanto sta lì in piedi, fermo sul marciapiede e dopo i due o tre mozziconi di dialogo, comincia a guardarsi intorno e fa un lungo sospirone. Poi di solito dice: “Cosa vuoi mai…siamo messi così….”. E lascia la frase sospesa che costringe a ribattere: “Eh bè…”, che non vuol dire una minchia di niente. A questo punto sarebbe finita, ma lui attacca un nuovo file, cioè apre un discorso, dopo averlo freneticamente cercato, con lo sguardo vagolante nel vuoto. Tipo: “Certo che ultimamente è impossibile venire in centro…dove la metti la macchina…?”. Sembra brutto stare zitti, ignorarlo. Qui di solito è l’amico che è con te che fa l’errore madornale, perché non regge il vuoto, quel silenzio che tu hai creato per far sì che il pesante smammi, e fa: “Adesso è un problema anche con i motorini…”. Fatta. E’ il harakiri. E’ una spada che ti penetra da parte a parte. Al pesante non sembra vero e parte in quarta con un pippone sui motorini che inquinano, sugli stalli che sono troppo pochi, sui vigili che ti multano anche se sei fuori di un centimetro dalla riga. I due al tavolino seduti, che siamo noi, annuiscono guardando nel vuoto. Poi il discorso si esaurisce. Niente. Non va via. Rimane lì fisso, in piedi, in stato catatonico, aspettando un appiglio, un amo, un qualcosa a cui abboccare. Sono momenti altamente drammatici, quasi teatrali. La pausa. Il valore del silenzio che ha come sottotitolo: “Allora te la scavi o no che noi vogliamo chiacchierare per i fatti nostri?”. Lui è lì, covando la speranza che qualcuno dica qualcosa per poter ripartire. Intanto ha già ripetuto tre o quattro volte la frase: “Va bè va, adesso vado a casa…”. E non si è mosso dalla posizione. Ti vien voglia di chiedere: “Sì, ma quando?”. Sono tensioni a cui è difficile resistere per cui prima o poi ti viene da buttar là una frase, il più delle volte rivolta all’amico seduto con te, per cambiare totalmente discorso: “Senti, a proposito, hai visto la partita ieri?”. Non fatelo mai. Prima dell’amico, con una scelta di tempo pazzesca, risponde il pesante che fa: “L’ho vista io. Che tristezza…io mi chiedo, ma come si fa a far giocare Gastaldello che va a uno all’ora invece di provare qualche giovane…”. A quel punto puoi avere una soluzione, se sei pronto. “No, ma io non dicevo il Bologna, dicevo la Fortitudo”. Sperando in uno spiazzamento dell’avversario. “Sì ho visto anche quella…credo che alla fine la chiave sia stata…”, eccetera. Sei fottuto. Il pesante ha visto tutte le partite del mondo e sa tutto di tutto. Può intervenire su qualsiasi argomento. E intanto sta lì. E appena l’argomento è stato sviscerato (ci vuole una mezzora) ridice: “Va bè, andrò a casa va…”. Non pensate che lo faccia. Continuerà a guardarsi attorno. Nella speranza che qualcuno dei due lo inviti a sedersi. Ma nessuno si sogna ovviamente di farlo. Il quadretto rimane così, immobile e statuario. E mentre un’ipotetica telecamera va in zoomata all’indietro, scoprirà nell’inquadratura altri tavolini, con due persone sedute e uno in piedi, in silenzio, che aumentano di numero, mano a mano che la zoomata va indietro. Aiutooooo!

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