Dialoghi tra smemorati: “Il film con coso e la cosa”

rsz_patrick-dempseyCi sono dei discorsi faticosi all’origine, discorsi che hanno una costituzione affannosa sul nascere. Tipici sono quello sui film visti, o sul cinema in generale, su attori, trame eccetera. “Quel film, hai presente, quello che è fuori adesso, che ha vinto….dove…? Ha vinto…”- -A Cannes?-, “No, non a Cannes, ha vinto….porca boia non mi viene, che c’è quell’attore…quello alto, moro…che lei è laaaa…laaaa, la cosa….”. –Non mi viene, dammi quache dato…-, “Ma dai, è facilissimo…”. Il discorso rimane appeso ai puntini puntini, alle pause eterne. Intanto schioccano le dita, come per far venire il nome, ma schiocca che ti schiocca non viene fuori niente niente. “Daaai, quell’attore bello…come caz…quello che ha fatto anche…”. Niente, non si ricorda neanche quello che fatto di altro, cioè un altro film che avrebbe potuto metterti sulla strada. Niente. Si procede faticosissimamente a “cosa” o a “coso”, dove “coso” è l’attore maschile e “la cosa” è la protagonista femminile. “Ma possibile che non ti ricordi?”. E chi riceve la domanda come mai potrebbe ricordarsi visto che non ha avuto nemmeno lo straccio di una notizia. Solo balbettii insignificanti e incomprensibili. “Quella delle relazioni pericolose dai…di quel film con coso…quello che ha fatto anche Red 2”. Tu non hai visto
né Le relazioni pericolose né Red 2. E il balbettante continua, ormai è disperato. “Daaai, la cosa…con coso lì….ma possibile, ma porc…”. E comincia a dare pugni sul tavolo. Poi tira fuori la frase classica: “Soccia che brot quèl guintèr vicc” (soccia che brutta cosa diventar vecchi). L’altro per fare una battuta dice: “ E po’ ste’tr’àn l’è pizz” (e poi quest’altr’anno è peggio). Il discorso può sterzare a quel punto sull’Alzheimer e su altre calamità, dove uno dei due chiede all’altro se ha la dritta per una badante perché sua mamma ne ha già cacciate via sette. Ma poi si torna al film…Se non interviene un terzo che stava ascoltando, è finita. “Glenn Close!”, dice un po’ scocciato con tono di cosa scontata. “Eccoooo” Glenn Close…ma sì, soccia che arterio!”. Poi salta fuori, dopo sforzi disumani, che l’altro attore era John Malkovich. Quando si balbetta sui ricordi è bruttissimo. Per chi lo fa e per chi lo subisce. Chi lo fa si incazza perché “ma porc…ma ce l’ho qui sulla punta della lingua, va beh dopo mi verrà in mente…”. Anche perché altrimenti, senza quel nome dimenticato, il discorso non va avanti, si è impantanato miseramente. Può succedere anche che si cambi discorso, se ne facciano altri di altro genere e a un certo punto in un silenzio, in una pausa, uno salti fuori con un urlo: “Michael Douglas! Eccoooo! Ooooh, mo porco Giuda…mi è venuto!”. Che gli altri si prendono paura e si erano già scordati di cosa si stava parlando mezz’ora prima. I discorsi sui film sono fantastici. “A me piace coso lì…come si chiama…aspetta…”. E tutti aspettano che vengano in mente i nomi. Poi si sfarfugliano anche trame con pipponi che durano due ore in cui ti raccontano tutto il film e poi a un certo punto ti fanno: “Adesso non ti dico più niente perché devi andarlo a vedere”. Poi un nome: “Patrick Dempsey! E’ il mio preferito!”. E qui c’è spesso uno che dice: “Lo sapevi vero? Che è un busone?”. E tutti trasecolano. “Ma come? Ma nooo? Non ci credo. Ma non è possibile” Il figo dei fighi!”. “No, no è un busone, te lo dico io. Ma si sa. Lo sanno tutti…”. Chi spara queste robe non si capisce come faccia a saperlo. Ma poi non viene mai detto con un filo di dubbio. Sono sempre certezze assolute. “Ma a te chi te l’ha detto? Di mo chi te la detto!”. “Me l’ha detto coso lì, coso….porc!…coso…”.

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