Il grande mistero delle crescentine “non unte”

E’ un mondo di perche’, di domande inevase, di risposte complicate, di quesiti insolubili. E siccome il fatto si estende a tutti gli argomenti ne scegliamo uno a caso: le crescentine. Perche’ quando si va a mangiare le crescentine, o anche quando si consiglia a qualcuno un posto dove le fanno buone, si dice inesorabilmente una frase che andrebbe analizzata da un’equipe di scienziati internazionali. La frase suona più o meno così: “Vai là a mangiare le crescentine, ti assicuro guarda, sono molto buone, ma a parte quello, una cosa soprattutto: ou…(mano a taglio sull’angolo della bocca per svelare il grande segreto) non sono unte!”. Ecco, al “non sono unte” tutti annuiscono convinti. Il fenomeno ha risvolti inquietati e curiosi. “Non sono unte”. Ma come non sono unte? Chi è che può spiegare in maniera sensata come fanno le crescentine a non essere unte? Che ciofeca di crescentine sono se non sono unte? La sublimazione della crescentina è essere unta, è per definizione la chiave di tutto. Si frigge con l’olio no? E allora come fa a venir fuori da una frittura una benedetta crescentina ed essere secca come cracker (che peraltro è comunque unto)?

Alla dichiarazione della crescentina “buona ma soprattutto non unta” si aggrappano tutti, dai disperati di una dieta cominciata lunedì (si comincia sempre da un lunedì, salvo poi alla sera del lunedì crollare su un cotechino), da un proposito di mangiare meno roba unta, meno roba fritta, di mettersi un po’ in riga. Con la moglie che ha già detto cinquanta volte: “Alessio, te devi darti una regolata eh?”, per poi ingolfarsi anche lei di robacce insidiosissime per il fegato e per qualsiasi tipo di parametro colesterolico. Allora succede che la coppia rinuncia a quattro inviti a cena e al quinto capitolano, convinti nel frattempo di aver acquistato punti, e lì l’alibi della crescentina cade a pennello. Non si va a mangiare un filetto, o in un posto dove fan bene il pollo arrosto, no, si vanno a mangiare le crescentine in un posto dove “sono buonissime, piccoline, e soprattutto sai cosa…non sono unte!”. Il bello è che, se mangiandole, ci si accorge che in realtà sono untissime nessuno lo dirà mai. Ormai il dato che non sono unte è assodato. E le facce saranno tranquillizzate. “Guarda ne ho mangiate un casino. Tanto non sono unte”, questa di solito è la frase che scarica tutta la responsabilità (sul fegato). Un altro aspetto curioso è il “sono piccoline”. Si pensa che se le crescentine sono piccole facciano meno male. Pensate a una crescentina grande come un portafogli, cioè normale. Farà molto peggio di un’altra grande come un biscottino? Ma certo. Forse perché è meno unta? Ma chi l’ha detto? Il fatto poi che siano piccoline porta a un effetto inevitabile: che uno ne mangia cinquanta anziché tre. E vai mo’ a discutere dopo col fegato sul problema dell’unto o del non unto. Scoppierà una lite inevitabile in cui il fegato non ti rivolgerà più la parola per un mese. Vogliamo poi parlare infine di quello che ci metti dentro alle famose crescentine non unte? Prosciutto, salame, coppa, ciccioli, mortadella, pesto…tutta roba non unta vero? Siiii. Insomma, sembra che, alla luce di questa tendenza, se sei ricoverato, per esempio a Villa Toniolo, in attesa di un operazione, il menù dietetico sia proprio quello. A Villa Toniolo poi le crescentine sono molto buone e in più sai la cosa bella qual è…? Indovina.

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