Il meraviglioso mondo delle pizze da asporto

 

“No dai, stasera facciamo venire una pizza”. Il turbine scatta lì. Alla sera la città ronza di motorini guidati da extracomunitari con pile di cartoni dietro (spessoo guidano con un piede giù, quasi a toccare l’asfalto e non si sa perchè) e alla disperata ricerca di un indirizzo. Anche perchè, a volte, l’ordinazione è stata presa da un collega che al posto di Camorani ha capito Manzalani e quindi chissà quante pizze sono andate e andranno alla deriva di qualche indirizzo, per poi essere recapitate a casa da un certo Manzalani che sta al Trebbo e che non sa niente e per giunta ha già mangiato. Comunque i Pizza Express pullulano. Funziona così. Di solito l’idea della pizza viene accolta con giubilo, chissà perchè. Si raccolgono le ordinazioni. E la cosa è subito complicata perchè bei tempi quelli della Margherita e “raiga”, o della Napoli con l’acciughina. Adesso il compilatore dell’ordine (di solito ci sono degli amici in casa e magari degli amici dei figli) consuma quattro fogli perchè scattano ordinazioni tipo: “A me ai funghi, carciofini, wurstel, con la mozza di bufala, il prosciutto cotto, olive, capperi, senape, salame piccante e melanzane”. O (urlato da una stanza chiusa): “Per me senza pomodoro, senza origano, ma con basilico, quindi bianca, con peperoni verdi, Emmenthal, gorgonzola, noci, una selezione di salami e un po’ di maionesee un po’ di tabasco però a parte”. Figuriamoci quando l’ordine viene letto al telefono a uno del Bangladesh. Di solito sono bravissimi ma appunto c’è quel Manzalani del Trebbo a cui, a volte, arrivano a casa oltre alle pizze, anche degli spaghetti alle vangole, dei polli o delle stufe. Finita l’ordinazione e la scansione dell’indirizzo con uno spelling che dura un mese, si chiede: “ Quando arrivano?”. La risposta, universale, codificata nel mondo è: “Appena possibile”. Dove dentro ci sta tutto. Nel senso che l’orario è sempre buono, fino alle prime luci dell’alba. Poi c’è una costante fissa. Quando a un certo punto, passato un tempo oggettivamente troppo lungo, con delle fami che volano a due metri da terra, quello che ha ordinato richiama e chiede notizie, le risposte sono due, senza possibilità di errore: 1) “Guardi, è partito in questo momento”. 2) “Ma…come, dovrebbe già essere lì”. E in questo secondo caso ci si preoccupa che il ragazzo abbia addrizzato una curva, come si dice in gergo. E ci si immagina le pizze, o meglio, i cartoni di pizza, sparsi in terra, magari mentre piove, con una quattro stagioni che fa capolino, perchè uno si è aperto.

L’arrivo è di solito da schizzofrenia pura. Uno si avventa sui cartoni roventi con il terrore che le pizze si raffreddino, un altro prende il bere che è dentro a un sacchetto pericolosissimo, un altro paga e lì scatta un gioco di resti in cui se uno si incarta può rimanere lì fino all’alba. L’apertura dei cartoni è un gioco meraviglioso nel quale raramente si riconoscono le pizze e c’è sempre uno che dice, per statistica: “Scusate, chi ha ordinato la prosciutto e funghi?”. Risposta: “Nessuno”. Controrisposta del babbo: “Va bè dai, la mangio io”. In alcune faniglie le pizze si dividono e si tagliano con le forbici (in un trionfo di pomodoro rovente) poi si mangia alla velocità del suono sui cartoni con forchetta e coltelli che ingaggiano incontri di wresling con la pizza stessa, la quale, col passare dei minuti, diventa intagliabile. Finisce con i cartoni in cui restano i bordi delle pizze, che nessuno di solito mangia, e che formano curiose composizioni pronte per Arte Fiera. Sul capitolo digestione standiamo un elegante silenzio. Cl’è mej.

One Response to Il meraviglioso mondo delle pizze da asporto

  1. lella Rispondi

    29 settembre 2014 at 16:31

    Grande. COMASCHI!!!!! Verissimo,visto personalmente una scena di un pizzaiolo che in motorino ha perso il contenuto con le pizze……ebbene si le ha raccolte ,ricomposte e………consegnate al cliente!!!!(esiste il detto,quello che non ammazza ,Ingrassa!!!!!)_

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