“Io il navigatore non lo ascolto”
e puntualmente sbagliano strada

“Boh dice di fare questa strada qua…Per me è sbagliato. Io vado di là e me ne sbatto”. Il mondo dei navigatori è diviso da una netta linea di demarcazione. Da una parte quelli che lo seguono ligi, alla lettera, e non svirgolano neanche di un metro, e dall’altra quelli che fanno il contrario esatto di quello che dice lo strumento. Questi del secondo caso sono gli “scienziati delle strade”. Quelli che quando gli dici che devi andare lì, a duecentometri in linea d’aria, ti rispondono che non è vero e che devi fare un giro diverso (di solito pazzesco) perché si fa prima. In realtà la strada migliore sarebbe dritta e semplicissima. Sono i bastian contrari delle indicazioni stradali. E’ una categoria che negli ultimi tempi si è molto allargata. Il meccanismo è semplice: il navigatore ti suggerisce di andare di qua? E loro vanno di là. A prescindere. Borbottando: “Io non lo cago il navigatore”. E lo trattano anche malissimo, poveraccio. Esempio: inseriscono la destinazione, il navigatore sgrana il percorso e loro subito: “Ma che cazzo dice questo qui? Io faccio un’altra strada”. Chissà perché lo odiano così? Alcuni ogni tanto sbottano: “E’ impazzito, sto zavaglio!”. Qualche volta è vero, il navigatore impazzisce. Ma poi si riprende. Invece i suoi nemici lo contestano, sempre e comunque. I satellitari, lo dice la parola stessa, funzionano col satellite. Il satellite ti guarda dall’alto, è difficile che scazzi completamente. Anzi, è precisissimo. Ma la battaglia fra gli scienziati delle strade e questi oggetti, che ormai qualsiasi persona ha a disposizione, essendo inserito nel proprio smartphone, è epocale. Lo scienziato, si comporta così. Ordina alla moglie seduta a fianco: “Dai, metti il navigatore, segna via tal dei tali…”. Lei ravana nello schermino, finchè fa: “Ecco”. E gli mostra il percorso. Lui lo guarda con gli occhiali sul naso, sporgendosi, e sbotta: “Mocchè, mocchè, mocchè…adesso te lo dico io che strada si fa”. E’ fatta. Finisce quasi sempre che lui, per fare quella strada, ci mette due ore in più e in macchina cala un gran silenzio. La moglie non dice niente. Solo dopo un po’ fa, sottovoce: “…mocchè, mocchè, mocchè, te lo dico io che strada si fa. Abbiamo visto!”. E di nuovo ripiomba il silenzio.

I bastian contrari dei navigatori hanno anche un rapporto particolare con la voce femminile che comunica le indicazioni sul percorso. Diventano scurrili, a volte violenti. Succede che lei, spesso, storpia i nomi e quando dice per esempio: “Fra trecento metri gira a sinistra per viale Uilianov Gliennin…”, l’uomo alla guida risponde: “Ma a far delle pugnette, va là Gliennin!”. La signorina, per sua sfortuna, non è quella di Siri che ha facoltà di risposta. E quindi, all’offesa, si rinchiude in un profondo silenzio. Così dicasi per quella voce meccanica che in autostrada esce dal casello. “Arrivederci!”, fa tutta contenta quando hai pagato. Nove volte su dieci l’automobilista dice, mentre tira su il vetro: “E te sòcmel!”. E lei poverina sta zitta. Non ribatte. E di là dalla macchinetta, ci si immagina una faccia un po’ delusa. Insomma la convivenza del navigatore con gli scienziati della strada è difficilissima. Non ammetteranno mai di essere stati portati felicemente a destinazione. Se lo fanno, è quando sono da soli, e nessuno può testimoniare. Raggiungeranno il luogo prefissato e poi racconteranno al bar: “Ho trovato il posto senza navigatore, niente. A istinto. Io il navigatore non lo uso. E quando non c’era? Ditemi mo’ quando non c’era come facevate?”. Siccome si rivolgono spesso a persone più giovani la risposta quasi sempre è: “Ma quando non c’era il navigatore non c’eravamo neanche noi”. E allora lui se ne andrà col culo dritto, tutto impettitto, continuando a pensare, con ferma convinzione, di essere l’Atlante Stradale De Agostini.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *