La botta nel coppino dell’aria condizionata

La botta nel coppino. “Ho preso una botta nel coppino che non muovo più il collo”. Si chiama così nel gergo dell’estate l’effetto dell’aria condizionata che è uno dei grandi temi che divide la popolazione, le famiglie, le mogli e i mariti. Il grande dilemma. L’essere o non essere della frescura. Dunque, diciamolo subito per sgombrare il campo da equivoci: quelle che hanno caldo, ma un gran caldo, sono le donne. Lo ripetono continuamente, si lamentano (forse anche per certi effetti dell’età, in questi casi, addizionati dalle temperature) e avvampano, arrivando a conclusioni estreme: “Muoio”, “Sto morendo”, “Non ce la faccio più”. L’uomo di solito ha caldo, se ne lamenta anche lui, ma ce la fa, o almeno dà l’impressione di farcela. Le donne no. E allora scatta la grande battaglia dell’aria condizionata. C’è chi la vuole, chi non la vuole, chi la vuole solo alla sera prima di andare a letto e quando si va a letto la spegne, chi la tiene fissa, chi la tiene a 20, chi la tiene a 24, chi la tiene a temperature polari che un esquimese morirebbe in pochi minuti. Anche al ristorante c’è il problema. “Cambio posto perché mi arriva una botta nel coppino, proprio qui”. E siccome di questa stagione i coppini sudano, ecco che la botta di aria gelida miete vittime, con gente che il giorno dopo gira come se avesse un collare da dopo un incidente. La botta nel coppino è quasi sempre maschile. E’ l’uomo che di solito la becca. Mai sentito dire da una donna “ho preso una botta nel coppino”. La donna percepisce l’aria condizionata, le dà fastidio, a tavola cambia sedia chiedendo al marito di venire al suo posto, ma non è sotto botta. Sotto botta è il marito, che il giorno dopo ha una cervicale che sembra la colonna vertebrale di un dinosauro sfatto. Poi in macchina. In macchina l’uomo accende l’aria condizionata poi guida, la donna a fianco inizia a smanettare spegnendola, riaccendendola, orientando i bocchettoni, mettendola solo sul vetro, solo a metà o solo nei piedi. Le donne sono abilissime a smanettare con l’aria. L’uomo la imposta, sta attento, ma non riesce a vedere quando viene alterata perché la donna è velocissima e lo fa nella frazione di secondo in cui il marito è distratto. E’ come un gatto. L’uomo sente caldo, guarda ed è spenta. “Ma come, era accesa un attimo fa!”. O viceversa: “Era spenta, chi l’ha accesa? (E la donna, abilissima, è lì che legge o finge di essersi assopita). Chiaramente l’aria condizionata è un motivo di discussione, di lite e anche di divorzio. “Lui la tiene al massimo che si muore”. “Lui la tiene al minimo che si muore”, “Lui si sveglia e la spegne”, “Lui si sveglia e la accende”. Il “lui” è usato nelle chiacchiere fra amiche e viene pronunciato in tono negativo, nel senso che la donna prende le distanze, non lo chiama per nome, bensì “lui”, o nei casi peggiori “lui là”. Per i luoghi pubblici, qui in Italia siamo fortunati, nei negozi l’aria condizionata c’è ma non è come per esempio negli Stati Uniti dove si passa da un 42 gradi all’esterno a un meno 15 all’interno. Bisogna girare in maniche corte ma sempre con un loden o un Moncler a portata di mano per infilarlo al volo, altrimenti si rischia l’ibernazione o l’ospedale. Negli Stati Uniti non si prende la botta, ma la famosa “pacca”, che è un grado molto superiore. Qua no. Il nonno, in fila alla posta, tuttalpiù si becca la bronchitina e quando comincia a tossire dice di solito, in tono rassegnato”: “Ca t’vegna un càncar a te e a l’aria condizionè”. Ma nelle case, di notte, ferve la battaglia. Si conoscono casi in cui lui spegne l’aria, apre la finestra e la moglie il giorno dopo dice che gli arrivava l’aria della collina nei piedi e per quello si è ammalata. “Ma come? Ma se dieci minuti prima di dicevi che stava per morire dal caldo!” Va bè. A monte.

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