La categoria degli “attacca pipponi”

Categoria da cui bisogna guardarsi con attenzione. Molto particolare, sfuggente, difficile da focalizzare e da individuare, perché si può nascondere ovunque. Ecco un esempio. Incontri qualcuno che non vedi da qualche tempo e che ti fa: “Ciao, come stai?”. Una domanda normale no? Si dice no? In maniera classica ed educata. Ma occhio che la trappola è lì sotto, pronta a scattare e tu non la vedi. E’ ovvio, scontato, che tu a quella domanda, rispondi: “Bene e tu?”. Attenzione! E’ proprio quell’”e tu?” che vi può fregare e può ritorcersi contro di voi, come un un serpente a sonagli dell’Arizona. Se il vostro interlocutore appartiene a quella categoria di cui parliamo risponderà: “Mah, benino”. O: “Insomma”. O: “Adesso bene”, è fatta. Siete nell’anella. Perché, inevitabilmente, dovrete ribattere con un “Perché benino?”, o “Perché insomma?, o “Perché adesso bene?”. In quel preciso momento il membro della categoria “Acccalappia pipponi” vi raderà al suolo con la motivazione del benino o dell’insomma. “Ah guarda, c’è mio figlio che ha fatto un busso con la macchina e l’assicurazione non vuol pagare perché aveva la patente scaduta da un giorno, capito?, da un giorno. Da lì si è innescato un meccanismo per cui mia moglie si è sentita male e adesso è all’ospedale che le stanno facendo delle analisi ma non si sa cos’abbia…”. La caterva di sfighe piomba giù a cascata fino al vostro intontimento finale (ma questo succede dopo circa cinque-sei minuti), quando siete quasi costretti a dire, mesti: “Soccia, mi dispiace, speriamo che la risolvi va là”. E poi si cerca di virare su un altro argomento: “E il lavoro come va?”. Niente, siete nell’anella, ormai non c’è più niente da fare. “Il lavoro? Guarda, un disastro, ho fatto un errore nella contabilità, ma un errore minimo, una cazzata…bè, è scoppiato un casino perché l’agenzia delle entrate se ne è accorta, ha fatto un controllo, adesso il mio cliente ha la Finanza in casa che lo sta massacrando…”. La categoria dell’Accalappia Pipponi vi ha accalappiato. Non ve lo aspettavate. Loro sono abilissimi a rispondere alla vostra domanda “come va” non con un “male”, o “un disastro”. Vengono prima morbidi con un “Benino”, o un “Insomma”, dietro ai quali si cela poi una tregedia irrisolvibile che permette loro di sgranare il loro pippone e di tenervi lì, all’angolo di una strada, per decine di minuti. Anche perché il loro interesse non è tanto condividere con voi la loro sfiga (che è quasi sempre amplificata ad arte), ma esclusivamente attaccarvi la famosa “pezza”. Dicasi “pezza” (o pippone che dir si voglia) quella serie di argomenti concatenati fra loro dei quali, progressivamente, a voi non frega una minchia di niente. La concatenazione è questa, lo snodo, per intenderci: “…il mio capo ufficio non è stato bene e adesso è nervoso e litiga con tutti, anche cone me…perché poi abbiamo scoperto (ecco la “concatena”) che sua moglie ha una storia con uno che sai chi è? (ecco l’altra concatena), hai presente il figlio di Masotti, quello del negozio di alimentari sotto casa tua? Ecco. Lui! Sta con la moglie del mio direttore, figuriamoci lui che aveva già avuto un problema così con la prima moglie (altra concatena) che si era messa col fabbro di Lavino…”. Niente. Siete morti, fritti, fottuti. Di fronte allo spianamento della tattica di un Accalappia Pipponi non c’è via d’uscita. Siete all’angolo con Tyson (ma Tyson quando era campione) che vi ha chiuso e vi sta martellando con una gragnuola di colpi. Prima o poi andate giù. In questo caso o davanti a Zanarini o al bar di Piazza Santo Stefano, a seconda di dove avviene l’accalappiata. Si sono viste spesso persone colpite dagli Accalappia Pipponi contorcersi in terra in preda ad atroci spasmi. Anche perché il “pippone” è dolorosissimo. Unico antidoto, quando vi accorgete di essere stati accalappiati, fingere uno svenimento sul posto. E l’accalappiatore si allontanerà.

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