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La coppia al supermercato
che fa finta di non conoscersi

Emergenza coda al supemercato. Ormai ogni giorno vanno in onda scene di altissimo livello teatrale. Siccome bisogna andare a fare la spesa uno alla volta, e siccome la spesa che di solito si fa è, a livello di quantità, quella che si farebbe per un allarme post atomico e una persona sola non ce la farebbe, nelle famiglie si decide di rischiare e di andare in due. Si va via con due macchine, facendo già finta di non conoscersi. Si parcheggia distanti. Poi ci si avvicina insieme alla coda chilometrica, stando ad almeno due metri e facendo finta di non conoscersi. Quindi per tutta la durata della coda (un’ora se va bene) non si parla, ma si intrattengono piccole discussioni con gli altri vicini di coda (più tardi a casa la moglie dirà al marito: “Ma che cazzate stavi dicendo in coda a quello dietro di te?”). La regola è non incrociare mai lo sguardo col parente. Ognuno col suo carrello e via. Si entra. Forse solo un sussurro detto con la bocca semichiusa e storta, passandosi vicini: “Te vai di là…”. A questo punto la moglie, che sa tutto, parte e riempie il carrello. Il marito che invece non sa una mazza, o non si ricorda cosa deve prendere, si trova spaesato e vagola fra gli scaffali, come fosse a Cuneo. Succede a volte che ci si parla da uno scaffale all’altro, approfittando di un buco fra i prodotti. Quindi il marito attraverso confezioni di pelati e di sughi pronti, intravvede la moglie dall’altra parte e bisbiglia: “La carta igienica l’hai presa te?”. Se la moglie lo guarda e non risponde è perché ha di fianco qualcuno che la sta osservando. E lui, sempre sussurrando: “Ou! Tì ismè? (Sei ismita?)”. Lei gli fa cenno di no, con gli occhi spiritati e carichi di bile. Succede anche che la moglie passa in una corsia in cui vede il carrello del marito abbandonato (lui è a cercare lo scottex) e nota che lui ha dimenticato di prendere le merendine. Il carrello del marito è già strapieno, così prende due o tre sacchetti dagli scaffali e li mette dentro. Ma subito qualcuno, spesso un inserviente del centro, fa: “Ma signora cosa fa? Mette dentro dei pacchetti a un altro carrello?”. Lei balbetta una scusa, ritira fuori i pacchetti di biscotti e li rimette a posto. E domani mancheranno le merendine a colazione. Alla fine ognuno alla cassa, distanziati da un paio di clienti. Si paga e si esce coi carrelli, sempre facendo finta di non conoscersi. Solo un lievissimo sussurro di lei, una specie di sibilo, mentre i due carrelli si affiancano per un momento: “A casa io e te poi facciamo i conti, imbezèl!”.    

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