La gente porta al mare il cellulare…e lo cura come un bimbo

Sorge un doloroso sospetto. Che la gente non porti tanto al mare, la moglie, i figli, la famiglia insomma, ma il cellulare. E che costui (inteso ormai come persona fisica) sia diventato la cosa più importante e da curare con la massima attenzione. Se un figlio sta prendendosi un’insolazione mentre fa un castello di sabbia in riva pazienza. Ma se il cellulare sta troppo esposto al sole va accudito, gli va detto poverino, va coperto dalle cover, da un calzino, gli si mette il cappellino, lo si protegge insomma. Di questo passo inventeranno una crema solare protettiva per Iphone e saremmo lì a spalmargliela sussurrandogli: “Poverino, adesso stai fermo che il babbo ti mette la cremina così dopo possiamo andare a fare una passeggiatina”. La domanda è: gli compreremo prima o poi anche i canditi o il cocco? Di questo passo sì. Ed è anche vera un’altra cosa: se una signora si accorgerà di aver lasciato l’Iphone sul lettino esposto al sole per dieci minuti urlerà: “Nooooooo!” disperata e lo andrà a soccorrere, mentre se il figlio mangerà la sabbia o rischierà di annegare non urlerà quel “Nooooo”, ma semplicemente “Aiuto!”. Allora diamogli un nome a questo cellulare. Chiamiamolo Gino, Tino, Otis, Athos, Clodoveo.

Si arriva in spiaggia già telefonando, si salutano gli amici e il baristi con gli occhi, poi ci si mette  sotto l’ombrellone e si va su Facebook,  su WhatsApp, poi ancora si mandano messaggi vari. Infine si risponde alle mail e poi si postano quelle venti o trenta foto su Instagram eccetera. Chiaro che Clodoveo si surriscalda. E allora lo si fa riposare un po’ dentro alla borsa o nella tasca del pantalone appeso al gancio dell’ombrellone. A volte anche sul lettino rimboccandogli l’asciugamano.

Poi c’è il momento in cui si va al bar. Noi per bere o per prendere un gelato, lui anche per fare i suoi bisognini e cioè essere ricaricato. E allora si vanno a cercare spine dietro ai banconi o nei retri dicendo poi al bagnino: “Se suona non si preoccupi, lo lasci pur fare”. In pratica è come se il cellulare facesse colazione. Il bagnino a volte esce e va a dire al padrone: “Guardi che piange!”. Allora sorge un’altra domanda: quanto tempo deve passare prima che il cellulare possa fare il bagno? Due ore classiche? Sì perché molti lo portano ance in acqua con delle speciali imbragature stagne in modo da poter parlare anche da lì. Il rapporto col cellulare al mare è carnale, passionale. Le orecchie sudano nella passione e suda anche lui, come una bestia, a volte dopo una chiamata è molto bagnato e il display va asciugato con il bordo del costume che è già bagnato anche lui. E lì sono danni. La salsedine, le alghe. Molti se ne sono accorti e se è già mezzogiorno non fanno il bagno perché dopo non c’è tempo perché le mani si asciughino bene e quindi non si può telefonare,  rischiando di danneggiarlo. Ormai babbi e mamme lasciano alla deriva nonne e bambini, ma lui no, lui è al centro dell’attenzione e se fa il bravo, alla sera dopo cena lo porteranno ad un centro Tim o Wind o Vodafone, dove lui si diverte molto con i suoi amici. L’altra sera uno smartphone a Riccione però è caduto e si è fatto molto male. La famiglia gli si è stretta intorno. La nonna non se ne è accorta e l’ha pestato. E con lei il rapporto della famiglia non è stato più lo stesso.

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