La gioie del padrone quando il cane ne ha fatta tanta

“Ooooooh, peeerò! Sono molto fiero di te. Braaavo!”. Si sente questa voce. Per strada. Un signore fa di sì con la testa compiaciuto. Ma con chi sta parlando visto che si rivolge verso il basso? Poi si realizza immediatamente. Sta parlando con un barboncino che ha appena fatto la cacca. E mentre con il guanto di cellophane raccoglie il prodotto interno lordo del cane e lo mette nell’apposito sacchetto, continua: “Te l’avevo detto ieri sera ti ricordi? Vedrai che domani la fai, vedrai che domani sei bravo se prendi le gocce che ti ho messo nella pappa…Te le hai prese e zacchete! Non pensavo così tanta però eh. Braaavo”. Poi il signore se ne va. Poco dopo, sempre per strada, una signora sta dicendo al suo Golden Retriver: “Eeeeee, esagerato! Adesso perché vuoi farmi piacere…Vuol dire che sei contento? Eh? Sei contento”. Il Golden ha appena sganciato un obice e altri proiettili vari sul pavimento di un portico. E la signora mentre pulisce gli parla. Deduzione: la gente spesso parla con i cani quando fanno la cacca per strada. Un momento, l’operazione non si chiama così dappertutto. Deiezione nella zona Murri, Castiglione, D’Azeglio e un po’ di Saragozza. Cacca nella zona Bolognina, Santa Viola, Cirenaica, San Donato. In centro i modi si mescolano. Infatti si può sentire a volte anche un: “E’ mai possibile Ugo che io debba sempre raccogliere le tue deiezioni per strada?”, ma lì siamo per esempio quasi sempre in via D’Azeglio, verso Porta, nel tratto in cui si incagliano solitamente i Suv. Difficile sentirlo attorno al ponte di via Libia o al Trebbo. Dove si sente più facilmente il: “Soccia che cacca!”, che è più facile udire in quelle zone periferiche, quelle più lontano dal centro e dalla zona alta. Ma la sostanza è sempre quella.

I proprietari dei cani amano mettere l’accento o sottolineare la prestazione corporale del proprio cane. A voce alta. Al commento però il cane rimane di solito impassibile. Non risponde nemmeno alle rieterate domande che gli vengono rivolte tipo “Ce l’avevi già da stamattina eh?”, o “Ma ieri sera, non mi ricordo più, l’avevi fatta? Eh? Me lo dici se l’avevi fatta che non t’ho visto”. Ecco, non si capisce sinceramente questo ostinato ignorare, da parte del cane, il quesito rivoltogli dal proprio padrone. Perché non rispondono? E dire che di solito ai cani vengono rivolte domande assolutamente pertinenti. Anche formulate bene. Allora perché? Si rassegnino una buona volta. Vogliono venire considerati come degli umani? Noi li consideriamo come gli umani? E allora rispondano una buona volta, accidenti! Senno facciamo la perenne figura dei beoti che chiediamo, chiediamo, chiediamo e niente, veniamo ignorati bellamente. Ma è il sistema questo?

C’è un’ipotesi però. Che il cane provi un profondo imbarazzo quando, per strada, sotto un portico, comunque in pubblico, gli viene fatto un commento su una cosa così intima e personale come la defecazione. “Ma perché – mi diceva l’altro giorno un levriero afgano in separata sede – mi si deve applaudire se ho fatto la cacca, o se ne ho fatta tanta ci debba essere quell’esclamazione di meraviglia che tutti poi si girano?”. In realtà, a pensarci bene, è vero. Pensate se noi fossimo in bagno alla mattina e avessimo qualcuno lì di fianco che ad ogni nostro “successo” ci dicesse: “Braaaavo. Accidenti quanta ne hai fatta! Stai bene adesso? Hai visto che ti ha fatto bene la purghina che ti ho dato ieri sera?” Saremmo inbarazzatissimi. Probabilmente anche noi ci chiuderemmo in un ostinato mutismo. E non risponderemmo affatto. Pensando, dentro di noi: “Mo soccia, che imbezèl lu lè!”.

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