La beffa delle penne… quando servono non scrivono mai!

rsz_biro_che_non_vaPoi si dice che gli oggetti non hanno un’anima, che non pensano, che non hanno capacità intellettive. Balle. Ci sono degli oggetti che non solo pensano, ma in più si prendono gioco di noi. Esempio. Al telefono. “Dammi la tua mail che ti mando il materiale”. “Va bene, hai da scrivere?”. “Aspetta un secondo”, e qui inizia la ricerca di una biro che non è mai accanto al telefono o nei pressi quando serve (e anche questo fa sorgere dei dubbi sul fatto che sia solo casuale). “Ecco dimmi…”. Quello dall’altra parte del telefono inizia a dettare la mail e si sente immediatamente un “porc…”, “che caz…non scrive sta biro qua”. Ne cerca un’altra. “Ecco dimmi”. Riprende la dettatura e subito: “Ma porc…ma è mai possibile? Neanche questa! Ma perché in questa casa…”. Ne va a prendere un’altra (e sta via un bel po’ perché chissà dove l’è andata a trovare), poi: “Oooh, adesso ci dovremmo essere…”. Dettatura e repentina smadonnata che risparmiamo per decenza. Anche la terza niente. Le biro, quando devono scrivere, non scrivono. Evidentemente si mettono d’accordo, si coalizzano, c’è un direttore di biro che ne comanda un drappello, e quando scatta il comando zac, non vanno. Si può ipotizzare che le biro abbiano anche un modo loro di sghignazzare beffarde, vedendo gli umani imprecare, fare gesti inconsulti, gettarle nel cestino o provare a scrivere forsennatamente su un foglio, bucandolo o strappandolo in preda a incazzatura biblica. Il fatto che le biro non scrivano è un fatto assodato. Se si tratta di averne bisogno in fretta per firmare un documento, per scrivere un numero al volo, state sicuro che vi lasceranno a piedi. Le biro che sono fatte apposta e comprate per scrivere, non scrivono. Punto. E anche il punto se provi a farlo, non viene. Altra caratteristica del fenomeno è che quelle che non scrivono non vengono buttate via. O meglio vengono scagliate in terra poi la donna delle pulizie le raccoglie e le rimette a posto. Così sono pronte ad aggiungere in futuro nuove incazzature. Le reazioni sono spesso scomposte. Soprattutto quelle delle persone giovani che si lasciano andare a gesti isterici e di rabbia. I nonni sono più fatalisti e di solito quando non gli scrive una biro dicono: “Seh, adìo che t’amavo…”, o un sommesso: “va a fèr dal pugnàtt”. Poi ci sono quelli che dicono come bisogna fare perché scrivano. Le soluzioni sono diverse:
1) Attaccarla al termosifone a faccia in giù. Ma poi quando chiedi che faccia ha la biro e dove si trova, li trovi un po’ impreparati. Comunque il risultato è dimenticarla lì e ritrovarla fusa dopo qualche ora.
2) Sfregarla velocemente sulla carta provocando quasi sempre buchi nel foglio, che era poi un documento che avevi lì sotto e che devi consegnare domani.
3) Spingere sulla punta e batterla a intervalli regolari, che la nonna crede che stiano bussando e chiede, dall’altra stanza, “chi è?”.
4) Alitare sulla punta della biro per scaldarla. Ma lì ci vorrebbe, come capacità polmonare, il bue di Betlemme e allora ne vien fuori un goffo tentativo, con la persona che sta di fronte che ti chiede: “Cos’hai mangiato, scusa?”.
5) Scaldarla con la fiamma di un accendino. Ma è inutile, tanto anche l’accendino non funzionerà mai. Al limite il quarto, i primi tre che trovate è impossibile.
6) Tirare fuori la mina, fare piccole palline di carta e spararle come fosse una cerbottana con un soffio secco. E’ molto divertente. Ma si può prendere anche una nota. Bisogna poi vedere, nel caso, se la biro usata per scrivere la nota funziona. Seri dubbi.

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