La rivolta dei bimbi alle riprese video

Scuola inziata. Ed è partita la rivolta dei bimbi. Perché, il primo giorno di scuola, correvano tutti scatenati verso l’entrata come fossero inseguiti da qualcuno? Perché scendevano in fretta e furia dalle macchine senza salutare i genitori? Perché mentre correvano a scuola si coprivano la faccia con i quaderni o con gli zaini? Perché avevano saltato la colazione e avevano preparato i libri stando di spalle alla mamma e al babbo? Risposta. Perché erano (e sono) stanchi di essere ripresi, fotografati, taggati e postati su Facebook, Istagram e sulle storie di moda nei social. Hanno detto basta. Si sono riuniti, in gran segreto, per discutere il problema e sono venuti alla conclusione che, d’ora in poi, esigeranno un po’ di privacy. E’ stato fondato un Comitato Bimbi, al quale hanno aderito tutte le categorie di bambini della città fotografati e ripresi continuamente dai genitori. “Ma insomma- ha detto in conferenza stampa il loro capo, un ragazzino di una seconda media delle Carducci, che ha voluto mantenere l’anonimato -, perché noi dobbiamo essere messi sui social ed essere visti da migliaia di persone che non sappiamo neanche chi sono, e tutto questo senza il nostro consenso? E’ ora di finirla, siamo stufi!”. I bambini avevano già intuito che la questione si sarebbe fatta di giorno in giorno sempre più grave. In occasione dell’inizio della scuola, le mamme (e anche i babbi, ma i babbi meno) avevano cominciato già dalla sera prima, riprendendo col cellulare il figlio che preparava la cartella, che cenava, che andava a dormire eccetera. L’hanno ripreso anche nel sonno. Poi via coi post e con le storie (“Ecco Fede che dorme e sogna già il primo giorno di scuola”). Poi di seguito il risveglio (“Ecco il risveglio di Fede prima di andare a scuola”), poi mentre beveva il caffelatte. Poi l’uscita di casa (videino sulle storie: “Fede dove vai? E’ il tuo primo giorno di scuola?”, e il bimbo zitto, forse vergognandosi un po’). L’hanno messo in diretta anche mentre guidavano il macchinone, ma stando girate però, verso il sedile di dietro: “Ecco Fede che va a scuola in macchina”. Il Fede in questione pare abbia detto diverse volte: “Mamma, guarda ben avanti va là che ti inciocchi”. I figli sono stati ripresi e fotografati finchè non hanno varcato la soglia della scuola. Ma sembra che qualche genitore si sia intrufolato per riprenderlo al volo in classe e magari farci una storia (a parte il fatto che una mamma particolarmente leopardata, si è fatta comunque una storia con un bidello, ma questo è un altro problema). Poi i videini sono continuati, con le mamme fra di loro, al bar, postando commenti tipo: “Siamo qua vedete? Abbiamo accompagnato i figli a scuola e adesso stiamo prendendo un caffè” (qualcuno forse attendeva con ansia questa notizia) e rigorosa zumata sul caffè, sul barista, su se stesse e carrellata su tutti quelli presenti in quel momento al bar (uno che non gradiva si è rivolto alla signora agitando le dita della mano unite avanti e indietro e ha detto: “Xa vut?”, rivolto alla signora che ha subito allontanato il telefonino scusandosi. Ora, ogni giorno, c’è il videino di Fede, Billo, Andrew, Robby, Fra che fanno i compiti, che si alzano a far merenda, che alla mattina salgono in macchina e a fine lezione che escono da scuola. Insomma i ragazzi si sono rivoltati. I genitori hanno visto tragicamente diminuire il materiale da mettere sulle storie di Istagram e di Facebook, in assenza di immagini rivolgono il telefono verso se stessi. In pratica hanno perso i dirittti televisivi e sono costretti a fare così. Senza vedere i gol. Una signora per esempio non si dava pace l’altra mattina perché un’amica al bar le aveva appena detto: “E’ un po’ che non vedo una delle tue storie su Istagram…stai bene?”. Lei ha risposto facendosi un selfie all’istante per rimediare. Il Comitato Bimbi intanto ha brindato. Al grido di: “Vogliamo farci i c…nostri!”.

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